
Persino il Milan, umiliato dai giallorossi a San Siro, ha vinto di più: la Supercoppa Italiana 2017, battendo ai rigori la Juventus nella finale di Doha. Anche i tifosi milanisti, che hanno applaudito il nome di Totti alla lettura delle formazioni, si aspettavano di vederlo in campo all’uscita di Dzeko infortunato (è a rischio per Roma-Juve, come Nainggolan). Invece è entrato Bruno Peres, che sette giorni prima, nel derby, era stato disastroso. I rapporti Spalletti-Totti si sono deteriorati dopo le dimissioni del tecnico, dopo sole due giornate del campionato 2009-2010. Spalletti ha sempre pensato di non essere stato difeso dai suoi giocatori, con il capitano in testa. Totti ha sempre indicato in Lippi l’allenatore più importante della carriera, perché lo ha aspettato dopo l’infortunio e gli ha permesso di vincere il Mondiale. Un rapporto umano di altissimo livello. Nel finale della scorsa stagione Totti ha contribuito con i suoi gol al terzo posto e Spalletti ha subito il rinnovo di contratto per un ultimo anno. Appena può parla dell’entourage di Totti, che vede (non unico nella Roma) come un problema. «Se tornassi indietro non verrei mai ad allenare la Roma», ha detto il tecnico domenica sera, chiudendo con un rilievo ancora più crudo: «Poverino, lui viene al campo. Vorrebbe giocare la domenica…». C’è chi lo vede come il definitivo addio di Luciano Spalletti alla Roma e chi come l’ultimo «all in» da pokerista. Nella società del futuro c’è posto per uno solo dei due e Spalletti ha ancora qualche carta da giocare. Restando vigile anche su altri tavoli.










