
DISCIPLINA TATTICA – La Roma non è ancora quella dell’anno scorso. Più debole nella rosa, ma mai come l’Atalanta che non ha più Conti, Gagliardini, Kessie e Spinazzola. Ma, come nelle migliore famiglie, usa il periodo estivo per studiare e farsi trovare preparata. Il campionato, almeno in partenza, è utile proprio per esercitarsi con i tre punti in palio. Di Francesco, con il suo 4-3-3, chiede la massima applicazione agli interpreti per il debutto in questo torneo. E non può lamentarsi. Perché lo sforzo del gruppo è evidente. Basta vedere il lavoro dei giallorossi nella fase di non possesso. Se la palla la gestisce l’Atalanta, ecco il 4-1-4-1, equilibrato e prudente, con De Rossi piazzato davanti alla linea difensiva, Defrel e Perotti sistemati ai fianchi di Strootman e Nainggolan. Dzeko è il capo pressing. Il centravanti è il primo a sacrificarsi, anche a costo di rimetterci in prima persona.
TIMIDEZZA OFFENSIVA – Il comportamento da squadra funziona quasi esclusivamente quando c’è da difendersi. La Roma è compatta e concentrata. Ma, quando deve comandare il match, diventa scolastica, cioè si dedica a controllare i suoi piccoli passi verso l’apprendimento del nuovo sistema di gioco. Mancano ancora le verticalizzazioni che caratterizzano il calcio di Di Francesco. E quelle giocate in velocità essenziali per lasciare il segno con il 4-3-3. Non è un caso che il vantaggio si materializzi da fermo, punizione dello specialista Kolarov che fa saltare a vuoto Petagna e Freuler in barriera prima di piazzare il suo mancino da chirurgo ed esultare nuovamente in A dopo 7 anni e mezzo. Così come appare scontato che le migliori ripartenze si siano viste dopo l’intervallo quando l’Atalanta, per cercare il pari, si è sbilanciata, con Gasperini che ha cambiato due attaccanti su tre, Cornelius per Petagna e Ilicic per Kurtic. L’atteggiamento giallorosso non è cambiato: la solidità non è stata mai messa in discussione (solo nell’assalto finale, con Manolas terzino destro dopo l’infortunio di Peres), ma non è cresciuta la pericolosità in attacco. Nella ripresa nessuna conclusione.
EMERGENZA FINALE – Di Francesco chiude la gara privilegiando l’esperienza. Perotti si sposta a destra, quando entra El Shaarawy per Defrel, con il mancino Under lasciato a guardare. Quando si fa male Peres, c’è solo il giovane Nura per quel ruolo. Mancano 15 minuti, compresi i 5 di recupero. Entra Fazio, con Manolas adattato subito a destra. Perotti, prima di essere sostituito da Pellegrini, vuole dargli una mano (autonomamente, perché l’allenatore insiste con la linea a 4) sulla fascia in cui Gomez non va lasciato mai solo. L’assedio c’è, ma l’unica chance è il palo rocambolesco colpito da Ilicic. La difesa tiene fino al tramonto. E al successo.










