L’ex giallorosso, Diego Perotti, per la rubrica “A casa dei campioni” si è raccontato a idealista/news a 360°: il legame indissolubile con la sua Argentina, la scelta di rimanere a vivere a Roma e la sua lunga esperienza negli investimenti in ambito immobiliare.
La scelta di rimanere a Roma circondato dal verde Al termine della sua carriera, ha scelto di rimanere a vivere nel quartiere dell’Axa, nel quadrante Sud di Roma, varcando il cancello di casa l’occhio cade subito sul giardino, “arredato” con due porte da calcio e una miriade di palloni sparsi sul manto verde
“Ogni tanto finiscono anche dal vicino – ci dice sorridendo l’ex calciatore – giochiamo tutti i giorni con i miei due figli. Quando sono arrivato alla Roma, venivo da Genova, una città più piccola in cui si potevano trovare principalmente degli appartamenti, ma noi volevamo una casa con giardino – spiega Diego Perotti – già avevamo il primo bimbo e avevamo in mente fare il secondo figlio, per noi era fondamentale trovare una casa ampia considerando che abbiamo sempre avuto anche il cane. Abbiamo deciso di rimanere a Roma perché, appena siamo arrivati, ci siamo trovati benissimo”.
La scelta è ricaduta proprio sul quartiere dell’Axa, come accade per tanti calciatori romanisti, considerata anche la vicinanza con il centro di allenamento. “Qua ci troviamo molto bene, fin da subito mia moglie si è subito innamorata della città, e io pure, viviamo in una zona dove abbiamo la tranquillità, il verde e abbiamo il mare a 10 minuti. Quando vogliamo andare a mangiare fuori, o fare un giro, siamo a 40 minuti da una delle città più belle del mondo. Quindi diciamo che la scelta non è stata neanche molto difficile”.
La casa in cui vive Perotti (divisa tra giardino, piano terra, primo, secondo e terzo piano) ha una particolarità “Quando giocavo, con mia moglie, abbiamo deciso di dormire in stanze separate, perché sono uno che fa molta fatica a dormire e quando i bambini erano piccoli si svegliavano, ho preferito dormire in un piano tutto, l’ultimo, per me per riposare al meglio. Tutto quello che riguarda gli arredamenti, i mobili, la disposizione delle stanze e come dislocarle sui piani lascio carta bianca a mia moglie. Mi fido del suo gusto. Io mi sto occupando più degli esterni, ci sarà un campo da calcio per giocare con i bambini e anche un campo da padel, perché gioco tutti i giorni”.
Quando gli chiediamo di ripercorrere la sua esperienza romanista, Perotti parte si emoziona: “Sicuramente Roma è una piazza complicata, particolare, però, io credo che il tifoso romanista sa rendersi conto quando un giocatore dà tutto. Nonostante negli ultimi anni ho avuto infortuni, i tifosi hanno visto in me la voglia, la responsabilità e l’amore per una maglia, perché anche nelle situazioni negative o quando le cose non andavano bene, ho sempre dato il massimo anche quando non stavo al 100%. Anche se purtroppo non siamo riusciti a vincere con le squadre in cui ho giocato a Roma, io qua devo dire che ogni volta che esco per strada il tifoso mi riconosce, per me quello non ha prezzo”.
Pochi dubbi anche sui momenti più esaltanti in giallorosso: “Sicuramente è un orgoglio aver giocato e segnato in una semifinale di Champions League contro il Liverpool ad Anfield Road, anche se purtroppo non è andate come avremmo voluto. L’altro ricordo indimenticabile è legato al gol nel finale di Roma-Genoa, nell’ultima partita di Francesco Totti”.
Diego Perotti non ha nessun dubbio su chi sia stato il compagno di squadra a cui è rimasto più legato in assoluto: “Con Federico Fazio abbiamo condiviso tanti momenti belli e intensi, non solo a Roma, ma anche a Siviglia. Ricordo che in occasione di un compleanno, mentre stavamo brindando, ci siamo resi conto che erano almeno 10 anni che continuavamo a festeggiare tutti i nostri compleanni insieme, con lui mi sono sempre trovato bene e ho avuto un rapporto speciale”.
Un pezzo di Argentina in casa “Una o due volte a settimana organizzo l’asado, sono proprio i miei figli o mia moglie che me lo chiedono – racconta Perotti – mi piace tanto quello che rappresenta, si inizia dal pomeriggio ad accendere tutto, magari con un mate in mano, che l’altra tradizione argentina che mi ha sempre accompagnato ovunque sono andato. Mi piace molto anche invitare amici italiani, che forse non sono abituati a quel tipo di carne o a quel tipo di cottura o di tradizione, è bello condividere insieme la mia cultura d’origine”.
FONTE: Idealista











