
ASSENZE – Nei giallorossi mancano i gol degli attaccanti (Schick e Defrel, a lungo fermi e ancora a quota zero) e dei centrocampisti: un gol per Strootman e Pellegrini, una doppietta per Gerson alla Fiorentina giocando da attaccante esterno. Una volta la capacità di mandare in gol più giocatori era migliore. La prima parte di stagione ha cambiato il trend. Dzeko l’ha fatta da padrone. E’ lontano dalla media dello scorso campionato, ma da solo ha siglato quasi un terzo del bottino totale. Eppure dal primo ottobre il bosniasco si è fermato (un solo gol in campionato); ma, in attesa che arrivino i gol degli altri attaccanti, Di Francesco non rinuncia mai a lui: è andato in panchina solo contro il Chievo.
CON GARCIA – Soprattutto nel biennio di Garcia nella Roma segnavano tutti. L’assenza di una prima punta di spessore internazionale non ha inciso negativamente sulla classifica. Nel primo campionato con il tecnico francese (2013/14) il miglior realizzatore fu Destro, con 13 reti, seguito da Gervinho con nove e Totti con otto. Poi altri tre giocatori raggiunsero quota sei: Ljajic, Pjanic e Florenzi. Nell’ultima stagione, prima dell’esonero, ci fu gloria anche per Torosidis e Digne. In passato la Roma ha avuto grandi centravanti, da Pruzzo a Balbo, fino a Batistuta e Montella. Quando ha vinto lo scudetto ha avuto un grande centravanti, nel 2001 addirittura tre. Garcia non aveva un grande centravanti, ma riusciva a mandare in gol tanti giocatori. Di Francesco ne ha tre: Dzeko, Defrel e Schick. Il francese è stato acquistato su indicazione dell’allenatore per essere l’alternativa al bosniaco, ma finora non ha mai giocato in quel ruolo. In queste settimane di difficoltà offensive, il tecnico sta lavorando molto anche sui tiri da fuori area. Vuole che i giocatori provino più spesso la conclusione da lontano, visto che ormai gli avversari per fermare la Roma si chiudono nella loro area. Vuole segnare di più anche su punizione: qui lo specialista è Kolarov, con due gol da fermo. Alla Roma mancano anche i gol della scorsa stagione di Nainggolan, ma il belga gioca quindici metri più dietro e prova comunque spesso la conclusione dalla distanza










