
Discutibile anche la sostituzione a centrocampo: perché mettere dentro Pellegrini e non Nainggolan? Insomma la strategia per cui finora Di Francesco è stato elogiato si è rivelata un’arma a doppio taglio: bene il turnover, ma cambiarne nove tutti insieme è stato un azzardo. Che la Roma non si può permettere. Così a maggio, salvo exploit in campionato o in Champions, si rischia di celebrare un tristissimo decennale dall’ultimo titolo messo in bacheca, la Coppa Italia del 2007-08. Da allora, passata la transizione societaria, non si riesce più a vincere. Si cresce, ed è innegabile su tutti i fronti, ma i trofei sono diventati uno sbiadito ricordo. Ed è per questo che non si può sottovalutare alcun impegno, anche se arriva tre giorni prima della trasferta in casa della Juventus.
Parola all’accusato Di Francesco: «È normale – ha spiegato l’allenatore – che quando hai due partite ravvicinate devi fare una scelta. Magari con tutti gli altri in campo avrei perso ugualmente e mi dicevate che avevo stancato troppo i giocatori prima della Juventus. Abbiamo perso, prendiamo atto. Ma non chiedo scusa, semmai sono dispiaciuto. Anche questo serve per crescere». Vallo a spiegare ai tifosi affamati di titoli. Ma la risposta più importante da trovare è un’altra: cos’è successo alla Roma dal derby in poi?










