
Lotito, protagonista nei tribunali Federali dove di battaglie ne ha perse pochine, nell’ultimo anno e mezzo, è in prima fila pure a Milano, negli uffici della Lega. Divisa nei pensieri tra l’asta dei diritti televisivi – ballano una quarantina di milioni all’anno tra le aspettative dei club e le offerte e la nomina di una nuova governance. Il piano nemmeno troppo segreto del Coni è arrivare al commissariamento della Figc e le mosse per farlo passano proprio attraverso l’instabilità della Serie A: «Avete un mese di tempo per nominare i vertici» , ha scritto ai presidenti Malagò, creando i presupposti per mettere le mani sulla Federcalcio. Indispensabile allo scopo è che oggi la Serie A non elegga i propri vertici: il piano Cairo-Lotito per costituire una governance con lo spagnolo Tebas amministratore delegato, il generale Del Sette presidente, Cairo vicepresidente e Lotito nel consiglio federale, non è ancora maturo: mancano i numeri per farlo passare, 10 squadre sono favorevoli, due potrebbero diventarlo, ma di voti ne servono 14. Più facile approvare l’adeguamento dello Statuto ai principi prescritti dalla Figc.
Senza un accordo, pure l’elezione del presidente Federale ( a cui non saranno presenti rappresentanti del Coni) fissata per lunedì potrebbe scontrarsi con la voglia del n.1 del Coni di affidare le sorti del calcio italiano a un commissario – magari il segretario generale Fabbricini. Perché senza i delegati della Serie A, un consiglio neo eletto si troverebbe nella condizione di non avere una maggioranza qualificata. I tre candidati alla presidenza della Federcalcio ne riparleranno sabato con Malagò, ma già oggi due di loro Tommasi e Gravina, si vedranno per cercare di trovare un’intesa. Ulivieri, orientato a lasciare in minoranza i calciatori se dovessero scegliere di correre da soli, può essere il traghettatore dell’intesa elettorale. A patto di mettersi d’accordo su chi dovrà fare il presidente.










