
LA PRESSIONE – Al netto delle decisioni che verranno prese la prossima stagione (la Roma deve ragionare in funzione dell’investimento complessivo, a riscatto avvenuto, di una quarantina di milioni), ciò che appare confortante è quello che il calciatore aveva dichiarato qualche giorno fa sulla questione psicologica, sulle motivazioni, sulle sue difficoltà, sulla fretta di rientrare (il Patrik Schick versione numero uno). Ecco, una delle parole chiave è la fretta. Che tanti hanno avuto nei suoi confronti (la smania di vederlo in campo) e che lui stesso ha avuto. Il 4-3-3 prevede un attaccante, che nella Roma – ad oggi – non può che essere Dzeko. A Di Francesco serviva un esterno, Schick non è un esterno – lo ha detto anche lui – (Patrik Schick versione numero due) – ma può adattarsi e se non avesse avuto problemi magari lo avrebbe fatto, ma questo non possiamo saperlo.
LA TATTICA – Eusebio ha apprezzato queste dichiarazioni d’intenti e se l’attaccante ceco ci si mette con entusiasmo potrà anche disputare un finale di stagione all’altezza del suo talento. Ad esempio, sabato c’è il Bologna. Gioca Schick? E dove? Non è da escludere che, in vista del Barcellona, Di Francesco lo rilanci come centravanti al posto di Dzeko, oppure come esterno al posto dell’acciaccato Under. Sarebbero entrambi ruoli poco adatti a lui, ma come detto non possiamo pensare che a Bologna la Roma vada a giocare col 4-3-1-2 o col 4-4-2. In questa fase, dunque, starà al calciatore mostrare una maggiore spinta, l’anno prossimo si vedrà. E anche la società, insieme al calciatore, prenderanno la propria decisione. Ma ci sono margini per arrivare a un punto di incontro. Specialmente se ci si sofferma sulle sua dichiarazioni di colpa e di apertura. Un Patrik Schick – a quanto pare – lontano anni luce rispetto a quello dell’intervista a novembre alla rivista ceca («Il mio obiettivo in futuro è giocare nel Real, nel Barcellona o allo United»). Anni luce.










