
LE PANCHINE – Le forze di De Rossi in questa stagione sono state gestite con una certa regolarità. Un po’ per volontà dell’allenatore, un po’ per questioni contingenti, vedi infortuni o squalifiche (quella di Genova lo ha tenuto fuori per due giornate, poi ha saltato Crotone). Fino all’episodio con Lapadula, e siamo al 26 novembre scorso, Daniele aveva saltato per scelta tecnica (o di turnover) le partite con Crotone, Benevento e Fiorentina e quelle di Champions con Chalsea (a Londra) e Atletico (a Madrid). Diciamo che da Marassi in poi sono cominciati i guai della Roma e quelli di De Rossi, che fino a metà febbraio non ha più trovato continuità: un infortunio al polpaccio lo ha scortato per le vacanze di Natale. De Rossi ha giocato le gare con Cagliari (vinta), Juventus (persa) e Sassuolo (pareggiata) per poi ripresentarsi sano negli ultimi otto minuti contro il Benevento (solo panchina con Inter e Sampdoria). In campo da titolare (per 75 minuti) lo abbiamo rivisto nell’ultima vittoria a Udine (Under-Perotti gol), poi ha saltato il Milan (aveva giocato in trasferta con lo Shakhtar) ed è tornato al suo posto con Napolie Torino (più il ritorno di Champions). La pausa con il Crotone è capitata la momento giusto: Daniele con quella fascia tosta è pronto per il rush decisivo. Quello per uomini, a prescindere dal ruolo, e se lui sia più o meno adatto a ricoprirlo. E Daniele non pensa a tirarsi indietro. Lui, per primo, ha parlato del Barcellona da affrontare «con serenità». La stessa dell’uomo d’esperienza: «Siamo undici noi e undici loro», ha detto Daniele dopo il sorteggio. Vagli a dare torto. De Rossi ha un altro anno di contratto e potrà finire già con quello la carriera in giallorosso superando le seicento presenze complessive con una sola maglia (ora è a quota 584). Ma stiamo andando oltre, forse. C’è il Bologna.










