Riccardo Calafiori, oggi colonna dell’Arsenal e della Nazionale, non dimentica le sue radici romane e il percorso che lo ha portato nell’élite del calcio europeo. In questa intervista, il difensore ripercorre alcune tappe della sua carriera.
Partiamo dal titolo vinto nel giomo del suo ventiquattresimo compleanno. “Vincere la Premier era uno dei miei sogni, per com’è andata la stagione è stata una cosa incredibile. Per certi versi è stato meglio vincerla in questo modo”.
Qual è stato il momento più bello? “Il fischio finale di Bournemouth-City: eravamo tutti insieme a gufare (ride) e siamo esplosi di gioia. In tanti si sono come tolti un peso, dopo ventidue anni senza vincere il titolo”.
Tra gli italiani che hanno vinto la Premier, lei è quello che ha collezionato più minuti. Cosa ha significato la fiducia di Arteta? “Tantissimo. A inizio stagione non me lo aspettavo ma poi quando inizi a prenderci la mano viene tutto più facile”.
Sabato giocherà la finale di Champions, pensa mai a quando la sognava da bambino? “Ci sto pensando moltissimo ultimamente. Con il mio migliore amico la giochiamo spesso alla Playstation e stavolta anche lui verrà a Budapest. Si chiama Nicolò Cesaroni, spero sarà un’emozione”.
Come la sta vivendo? “Al momento con molta serenità ma la prova del nove sarà salire sull’aereo. Sono opportunità che possono capitare anche una volta sola nella vita, quindi vanno sfruttate al meglio”.
Come la state preparando? “Per quanto possibile, come le altre partite. Se stiamo provando qualcosa di speciale non posso dirlo…”.
Avete paura del Psg dopo il 5-0 rifilato la scorsa stagione all’Inter? “No. È una partita secca, tutto può succedere. E poi loro l’hanno vinta l’anno scorso, magari adesso hanno meno voglia” (sorride).
Che effetto fa rappresentare l’italia in finale di Champions? “Sono contento e la sento come una responsabilità. Spero di portare in alto la nostra bandiera e perlomeno di vincere questo trofeo, visto che non ci siamo qualificati al Mondiale”.
All’epoca del suo trasferimento il suo agente, Alessandro Lucci, fu molto fermo nell’indirizzarla in Premier League, come mai? “Non ci sono molti italiani che hanno fatto carriera in Inghilterra, io volevo uscire dalla
comfort zone e dimostrare che un italiano potesse qui addirittura vincere. Era un po’ una sfida ma prima o poi tornerò: ho dei conti in sospeso. Ora sto benissimo e non vedo l’ora di continuare a vincere”.
Adesso si parla tanto di progetto Arsenal, un progetto di attesa. In Italia sarebbe possibile? “Sarebbe abbastanza complicato, se non impensabile, che si possa dare così tanto spazio e tempo a un allenatore. Tutto questo l’ha costruito Arteta. Mi hanno detto che prima di lui il club era completamente diverso. Tanto di cappello alla società che lo ha lasciato operare in modo sereno. Spero che sia solo l’inizio”.
Vede delle similitudini con la fiducia che la Roma ha dato a Gasperini? “Non so se la Roma può diventare il nuovo Arsenal ma sono molto contento del fatto che abbia dato tanta fiducia a Gasperini, tifo sempre per loro. Spero che possano tornare ai livelli a cui ero abituato quando ero bambino”.
Un giudizio sulla stagione della Roma che è tomata in
Champions. “Sono contentissimo per quello che hanno ottenuto. Ho sentito Mancini, Cristante, Pellegrini. Alcuni poi mi hanno anche scritto per il compleanno, quindi abbiamo collegato un po’il tutto”.
Cosa proverà nel caso in cui vi trovaste di fronte in Champions? “Io l’ho già detto ai miei amici: ci vediamo all’Olimpico a settembre. Ci ho già giocato col Bologna ma penso che sentire il boato, l’urlo “The Champions” dopo tanti anni di assenza sarà un’emozione incredibile”.
Al netto delle differenze tecniche, c’è un gap tra la Premiere la Serie A? “Si, la differenza c’è e si vede. Quando sono arrivato sono rimasto scioccato e mi sono detto: “Ma cosa sono venuto a fare qua, non giocherò mai”. La differenza vera che vedo è per come si sviluppa la settimana: con sessanta partite l’anno, l’allenamento è più incentrato sul recupero, per farti arrivare alla partita al meglio possibile. E questa la principale diversità di mentalità”.
Gattuso sta per diventare il nuovo allenatore della Lazio, le fa piacere? Ride. “Ovviamente mi dispiace un po’ per dove è andato ad allenare”.
L’ha sentito? “Sì, è stata la prima persona che ho chiamato la mattina dopo aver vinto la Premier. Dopo la Bosnia ho preferito aspettare, spero e penso che lui mi abbia capito. E stata la prima persona che ho chiamato perché, come ho sempre detto, con me si è comportato benissimo, sia come persona che come allenatore. Mi è stato molto vicino in un periodo difficile, e lo ringrazio per tutto”.
È vero che non guarderà i Mondiali dopo l’eliminazione dell’Italia? “È stato un momento molto difficile da affrontare. Giocare tanto con l’Arsenal mi ha aiutato ma sì, non credo di vedere nessuna partita. Sarebbe troppo doloroso”.
Cosa è mancato all’Italia in Bosnia?
“Per come era cominciata tutto faceva ben sperare, poi ci sono gli episodi… Ma c’è poco da dire, è una partita che dovevi vincere e basta. Spero che in qualche modo possa fare bene a tutti e che si possa ricominciare presto in un’altra maniera. Non so fare un’analisi precisa, però: è l’unica partita che non ho mai rivisto”.
FONTE: Il Corriere dello Sport











