Il cognome Cassano, alla Roma, porta subito la testa verso un certo immaginario. Stavolta, però, la storia non parte dalla trequarti offensiva ma dalla porta. Cristiano Cassano è un portiere classe 2013 della Roma Under 13, e insieme a Oscar Michalak racconta una parte meno rumorosa, ma decisiva della squadra giallorossa: quella dei guanti, delle scelte in costruzione, dei rinvii e delle parate che tengono in piedi una partita.
Cassano, struttura e reazione È il profilo più fisico e verticale. Ha struttura, riflessi, esplosività e una capacità importante nei rinvii, sia con le mani che con i piedi. È un portiere che può dare profondità alla squadra anche dal basso, trasformando l’uscita dalla propria area in un primo passaggio utile per risalire il campo.
La partita con la Juventus ha lasciato anche un episodio pesante: un gol subito da lontanissimo, una traiettoria di quelle che per un portiere giovane possono sporcare testa e partita. Cassano, invece, resta dentro la gara. Per un 2013, il dato non è soltanto tecnico: conta la risposta, la capacità di non portarsi dietro l’errore o l’episodio e di tornare subito dentro il ruolo.
Michalak, mani e costruzione Lavora molto dentro il gioco. È tra i protagonisti della squadra per numero di salvataggi, ma il suo profilo non si esaurisce nelle mani. Usa bene i piedi, accompagna la costruzione, si offre in appoggio ai compagni e spesso diventa un uomo in più nella prima uscita giallorossa.
Le parate basse raccontano l’altra parte del suo profilo. Michalak è bravo a scendere, a leggere il tiro, a tenere viva la porta anche nelle situazioni sporche. Dentro una categoria in cui l’errore può nascere da una scelta, da un rimpallo o da un pallone gestito male, la sua presenza pesa proprio perché unisce intervento e partecipazione alla manovra.
L’effetto Svilar e la porta giallorossa Il momento della prima squadra rende il discorso ancora più interessante. La Roma oggi si gode Mile Svilar, diventato uno dei riferimenti tecnici ed emotivi della stagione giallorossa. Il piano del vivaio è naturalmente un altro, ma il filo del ruolo resta forte: in un club in cui il portiere della prima squadra è finito al centro del rapporto con i tifosi, anche la crescita dei più giovani tra i pali assume un valore diverso.
Per Cassano e Michalak il riferimento non è un paragone, ma un contesto. La porta romanista, oggi, è un ruolo osservato con un’attenzione diversa: non più soltanto ultimo baluardo, ma primo appoggio, primo rilancio, primo punto di responsabilità quando la squadra deve uscire o restare dentro la partita.
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FONTE: Gazzetta Regionale – M. La Torre











