Alle ore 13.30 (la stessa è stata spostata alle 13.45, ndr), Gian Piero Gasperini, risponderà alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa alla vigilia di Roma-Genoa, match in programma domani 17 ottobre alle ore 20.45 allo Stadio Olimpico:
(SKY, Assogna) Buongiorno mister, dopo gli esami strumentali, può darci un aggiornamento sulle condizioni di Koné e Dybala e sui tempi di recupero previsti per entrambi? “Koné ha fatto la risonanza magnetica: è emersa una lesione di primo grado, non particolarmente significativa. È chiaro, però, che serve sempre il tempo necessario per recuperare e speriamo di poterlo riavere a disposizione magari per la partita contro il Sassuolo, un po’ prima della sosta. Per quanto riguarda Dybala, c’è una situazione particolare: si tratta indubbiamente di un affaticamento al gemello del polpaccio e speriamo di poterlo recuperare la prossima settimana.”
(GAZZETTA DELLO SPORT, D’Urso) Buongiorno mister, in attacco sarà sicuramente una Roma più giovane. Le vorrei chiedere se Castro, che finora è rimasto un po’ in panchina, è pronto per sostituire un giocatore di alto livello come Malen. Inoltre, considerando che il centrocampo è il reparto più penalizzato dagli infortuni, sta pensando di arretrare eventualmente Pellegrini nelle prossime partite? “Sì, indubbiamente, vista l’emergenza che stiamo affrontando in questo momento, Pellegrini può sicuramente ricoprire quel ruolo. Nel frattempo cercheremo anche di recuperare Cristante: speriamo di riaverlo già contro il Napoli, altrimenti per la partita successiva. Per quanto riguarda Castro, nelle ultime due partite si sono verificate situazioni particolari: a Como c’è stata l’emergenza, siamo rimasti in dieci, mentre nell’ultima gara la partita è andata in un certo modo. È un ragazzo di valore, che conosce già il nostro campionato e ha dimostrato di poter fare molto bene. Quella di domani sarà sicuramente una buona opportunità per lui”.
(CORRIERE DELLO SPORT, Aliprandi) Salve mister, dopo la partita dell’altra sera mi sono tornate in mente alcune dichiarazioni di Rudi Garcia nell’ottobre del 2014, dopo Juventus-Roma 3-2. In quell’occasione, nonostante la sconfitta, Garcia disse di aver capito il reale valore della squadra e di essere convinto che avrebbe potuto lottare per lo scudetto. Dopo una partita come quella contro il Real Madrid, disputata per 82 minuti a un livello molto alto, anche lei e la squadra avete compreso il reale valore di questo gruppo, anche in ottica campionato? “Sì, però senza parlare di scudetto o di traguardi, perché altrimenti diventa tutto più complicato. Questa è una squadra che ha valore e lo sta dimostrando da mesi: i risultati ottenuti non sono casuali. Ultimamente abbiamo affrontato Inter, Como e Real Madrid e, contro avversarie così importanti, siamo riusciti a segnare e a giocarcela. Poi, nel corso di una partita, possono verificarsi determinate situazioni o arrivare decisioni ed episodi che cambiano l’andamento della gara. A volte la prestazione è completa, altre volte accadono eventi imprevisti, come un’espulsione che è difficile immaginare. Questo fa parte del calcio. Usciamo comunque da queste tre partite rafforzati nella consapevolezza che, quando riusciamo a esprimerci al meglio e non succedono episodi particolari, possiamo giocarcela alla pari”.
(CORRIERE DELLA SERA, Stoppini) Salve mister, la Roma ha condotto una partita eccezionale per gran parte della gara contro il Real Madrid, ma il risultato finale ha raccontato una storia diversa. Qual è la difficoltà per un allenatore nel ripartire con la squadra dopo una prestazione del genere? Si lavora sugli errori oppure si cerca di voltare pagina? Come si evita il rischio di un contraccolpo psicologico? “Il contraccolpo psicologico esiste. L’altra sera, probabilmente, lo abbiamo avvertito dopo il 3-2, ed è sicuramente un aspetto sul quale dobbiamo lavorare per riuscire a rimediare. Soprattutto, questa squadra non deve sentire la necessità di dover vincere per forza la Champions League, lo scudetto o chissà quale altro trofeo. Deve semplicemente esprimersi al meglio. Se subisci un gol, non puoi avere un calo morale, arrivando a sentirti perso perché pensavi di poter vincere 1-0. Quello che conta è sempre la prestazione e il modo in cui affronti avversari di questo livello. Sappiamo che le partite si decidono spesso nei minuti finali. A volte riusciamo a farlo a nostro favore, come contro il Parma e l’Atalanta; altre volte subiamo gli episodi, come contro l’Inter, la Juventus o il Real Madrid. Non è soltanto una questione fisica, ma anche di forza mentale e organizzazione. In quei momenti dobbiamo riuscire a rimediare attraverso il gioco e la compattezza. Sul 3-2, per esempio, l’organizzazione è venuta meno e, probabilmente, ci è mancata anche la capacità di reagire con la necessaria determinazione. Domani giocheremo ancora, con diverse defezioni. Affronteremo una squadra che magari non ha gli stessi campioni incontrati l’altra sera, ma che dispone sicuramente di una grande organizzazione, della capacità di chiudere gli spazi e di mettere in difficoltà gli avversari. Sarà una partita con difficoltà diverse. Indipendentemente da chi scenderà in campo e dalle assenze, abbiamo bisogno di una rosa forte, con giocatori che si sentano all’altezza anche quando vengono impiegati meno. Con questo calendario non possiamo giocare sempre con gli stessi uomini e senza effettuare sostituzioni. I cambi sono necessari: domenica a Como abbiamo giocato in dieci per un tempo e, quando affronti squadre come il Real Madrid, devi essere pronto a gestire attaccanti come Vinícius e Diomande, sapendo che dalla panchina può entrare anche Endrick. Dobbiamo necessariamente ampliare le nostre risorse. Chi giocherà domani, da Karsdorp a Mora e agli altri che saranno chiamati in causa, deve acquisire la stessa fiducia e la stessa consapevolezza. Le competizioni si affrontano con la rosa, non soltanto con l’undici titolare. Nel nostro caso servono almeno venti giocatori pronti a dare il proprio contributo. Quando partecipi alla Champions League e affronti un calendario così fitto, devi avere un gruppo numeroso: gli infortuni e le squalifiche fanno parte della stagione e possono tenere fuori un giocatore per una settimana o per un mese, mentre nel frattempo si continuano a disputare partite. Per noi quella di domani sarà la terza gara in sette giorni e martedì arriverà la quarta in dieci giorni. Il calcio è cambiato: dobbiamo adeguarci, altrimenti rischiamo di subire questa situazione. Dobbiamo anche tornare a guardare gli aspetti positivi e non concentrarci soltanto sul gol subito su calcio d’angolo. Bisogna parlare anche del Lille, alzare il livello delle aspettative e dare fiducia ai giovani che abbiamo in rosa. Domani potrebbero essere chiamati a contribuire a una vittoria contro il Genoa, che non sarà affatto una partita semplice. Sarebbe stata complicata anche con la rosa al completo. La mia principale preoccupazione è che avremo davvero pochi cambi a disposizione: in alcuni reparti potremmo dover affrontare tutti i novanta minuti con risorse limitate e magari dare spazio anche a qualche Primavera, che potrebbe fare il suo esordio”.
LA REPUBBLICA, Maurelli Buon pomeriggio mister. Negli ultimi dieci campionati lei è stato tra gli allenatori capaci di recuperare più volte situazioni di svantaggio. A Roma, però, negli ultimi mesi sono rimaste impresse alcune rimonte subite, dalla Juventus nella scorsa stagione fino all’Inter e al Real Madrid. Non si ricorda anche quella contro il Parma? C’è un problema nei big match, visto che questi cali sembrano ripetersi proprio contro le grandi squadre? «No, non sono blackout. L’ho detto prima: bisogna considerare anche il valore degli avversari. Così come noi riusciamo a fare la differenza in determinate partite e a ribaltare i risultati, ci sono squadre che hanno giocatori capaci di entrare dalla panchina e cambiare l’andamento della gara. L’altra sera la svolta è arrivata con Endrick, che ha trovato due colpi di testa. Non sono state situazioni di gioco particolarmente imprevedibili, ma episodi che ci hanno messo in difficoltà nel gioco aereo, soprattutto sui calci d’angolo. Poi ognuno può interpretare le partite come vuole. È normale che, quando si arriva ai minuti finali, certe squadre riescano a risolvere le gare anche in questo modo. Quando non c’è più la possibilità o la capacità di costruire gioco, si cerca la palla in area. I gol valgono esattamente come quelli realizzati su azione: è una realtà di fatto. Alcune squadre riescono a risolvere così situazioni complicate, mentre noi, in altre occasioni, siamo riusciti a farlo a nostro favore. Dobbiamo prendere atto di quello che è successo e cercare di migliorare in futuro».
…Al di là del valore degli avversari e di una rosa numericamente corta, c’è qualcosa su cui si può lavorare per colmare questo divario? «Certamente. È proprio quello che dobbiamo fare. In determinate situazioni possiamo e dobbiamo migliorare. Tre gol consecutivi subiti su calcio d’angolo sono qualcosa che, personalmente, non mi era mai capitato di vedere in questo modo. L’anno scorso pensavo già che fosse un record aver sbagliato tre rigori, ma l’altra sera siamo riusciti a superare anche questa situazione».
(MESSAGGERO, Carina) Mister, vorrei tornare su quanto ha detto in precedenza: ha sottolineato la necessità di allargare la rosa. Forse, però, questa squadra ha bisogno anche di essere rinforzata numericamente, visto il calendario sempre più fitto. Lei ha ribadito che servono almeno venti giocatori. La società ha preso atto di questa esigenza, che in passato poteva essere interpretata come una sua lamentela? “Sì, ma oggi non possiamo fare nulla. È una questione che sollevo da agosto e ogni volta sembra che mi stia lamentando. In realtà, il problema è evidente: le squadre che partecipano alle coppe, soprattutto alla Champions League, non possono più avere una rosa numericamente simile a quella di cinque o sei anni fa. Il calendario è cambiato e il numero di partite da affrontare rende necessario avere più giocatori a disposizione. Possiamo anche attingere al settore giovanile, ma non significa che faremo giocare dieci ragazzi della Primavera tutti insieme. Il punto è che, numericamente, chi affronta questo tipo di competizioni ha bisogno di una rosa adeguata. Con tante partite ravvicinate, gli infortuni e le squalifiche, è ormai una necessità evidente”.
…Un’ultima curiosità tattica: la Roma difende a uomo a tutto campo, mentre sui calci d’angolo adotta una difesa a zona. Quali garanzie le offre questa scelta rispetto alla marcatura a uomo? “Io difendo a uomo a tutto campo? È un’etichetta che ormai viene ripetuta spesso. Anche durante il gioco, in realtà, i giocatori non seguono necessariamente gli avversari ovunque: ciascuno difende anche in relazione alla propria zona e alla situazione che si sviluppa. A maggior ragione, in uno spazio ristretto come quello dell’area di rigore, si va a contrastare l’avversario che si trova nella propria zona, senza seguirlo dappertutto. Questo sistema difensivo ci ha sempre dato buoni risultati. Non era mai successo quello che abbiamo visto l’altra sera e, con questa organizzazione, abbiamo ottenuto vittorie e realizzato gol anche nella scorsa stagione, grazie al contributo di giocatori come Mancini, Hermoso, Ndicka e Cristante. Stavolta è andata diversamente e ne prendiamo atto. Analizzeremo quello che è successo: sul gol del 3-2 non è mancata l’organizzazione, mentre sugli altri due gol è sicuramente calata un po’ l’attenzione”.
FONTE: Redazione Tuttoasroma – dall’inviato a Trigoria R. Molinari








TRIGORIA Gasperini: “Koné ha una lesione di 1° e Dybala potrà essere recuperato la prossima settimana” (TESTO)(VIDEO)










