
Certo non sarebbe la prima volta che l’asse Roma-Torino va in crisi: 370 giorni fa, sempre allo Stadium, i vertici di Roma e Juventus si guardavano in cagnesco. A sciogliere il legame era stato l’endorsement di Agnelli alla coppia Tavecchio-Uva per l’elezione al vertice della Federcalcio. Che aveva rimesso in discussione l’allineamento delle due forze. Ma se la prima “ alleanza” aveva partorito il trasferimento di Pjanic – con trattativa a vantaggio di entrambe sul pagamento della clausola – la nuova armonia per quanto fragile frutterà il passaggio dalla Roma alla Juve di Emerson Palmieri. Se ne è riparlato recentemente, costerà 20 milioni più bonus: subito o a giugno. Dipende da quando arriverà sulla scrivania di Marotta l’offerta giusta per Alex Sandro. Ma la Roma, che dovrà mettere a bilancio altri 40 milioni di plusvalenze, non vede l’ora di chiudere. Quando invece a gennaio scorso la Juve voleva Strootman, bastò il “no” della Roma a interrompere i discorsi: anche se in estate sarebbe bastato pagare la clausola. Discorso analogo per Pellegrini, che i bianconeri avevano trattato col Sassuolo, salvo sfilarsi – al contrario del Milan… di fronte alla volontà della Roma di riaverlo. E quando 15 mesi fa era stata la Juve a non voler cedere Asamoah ai giallorossi, nessuno da Trigoria aveva pensato di far leva sul giocatore. Simpatiche però non si staranno mai: gli inseguimenti infruttuosi delle Roma di Garcia e Spalletti alle Juve di Conte e Allegri hanno rinverdito le ruggini antiche, dalla “questione di centimetri” di Viola e Boniperti alla fuga di Capello e Emerson. Ma chi spera di vedere Pallotta e Agnelli pungersi sarcastici su righelli e geometri, aspetterà invano.










