Ricordate la scenografia del derby del 94’, reso indimenticabile dal trio Balbo, Cappioli e Fonseca con Mazzone e Giannini a fine gara sotto la curva? Ecco, non fatela vedere a Gasp, perché sarebbe capace di ripristinare la scritta dello striscione che avvolgeva all’epoca la Sud nella palestra di Trigoria. Anzi, con una piccola, ma sostanziale modifica. Sì, perché per Gian Piero «c’è solo una Roma». Un articolo indeterminativo in più che fa tutta la differenza del mondo. Almeno per lui. Così alla vigilia del match con il Torino, «che vale quanto la gara col Fenerbahce o quella con l’Inter», guai a ipotizzare un minimo di turnover per far rifiatare magari le prime linee e «cambiare in corsa le gerarchie».
Gasp si risveglia all’improvviso dal torpore domenicale che aleggia in sala stampa, per ribadire un concetto che varrà per l’intera stagione: «Ve lo chiedo per favore, basta con questa storia delle gerarchie. Non ha senso, non va bene, non è giusto nei confronti di ragazzi che stanno dando tutti un contributo importante. Se entriamo in questo tunnel, nel discorso che un calciatore diventa frustrato non ne usciamo, non funziona così nelle squadre che fanno la Champions. Ci sono più titolari che giocando senza promozioni e bocciature».
Chiaro, no? Immaginate quindi se si ha l’ardire di ipotizzare un turno di riposo per Dybala: «Perché? Se sta bene gioca sempre. Non c’è nessun dubbio, uno si riposa quando è stanco. Se uno sta bene lo vai a mettere a dormire? Tanto gli infortuni non si possono prevedere, non abbiamo la sfera di cristallo». Chiamatela come volete, ma la filosofia del tecnico è semplice: sfrutto chi sta bene. E trattandosi di atleti, la storia che non possono giocare a 4 giorni di distanza non regge. Poi è chiaro, nel corso dell’annata ci saranno momenti di up and down legati alla condizione, oltre agli infortuni e alle squalifiche, e lì dovrà essere bravo l’allenatore a capirlo.
Il segnale è chiaro. Al gruppo e all’esterno. E non è un caso che ieri abbia indetto la conferenza stampa quando normalmente parlando di giovedì in Europa, bypassa quella della vigilia in campionato. C’è qualcosa nell’aria, leggendo o ascoltando qua e là, che non gli è piaciuto. E ha subito voluto mettere i puntini sulle i. Tutti sono utili, quindi, tutti sono importanti, come le partite da disputare. Oggi c’è il Torino, fondamentale per proseguire il cammino in campionato e presentarsi sabato all’Olimpico contro l’Inter per capire che campionato attende i giallorossi.
Gara non semplice che si porta dietro tante micro partite: quella di Malen che torna nello stadio che lo fece scoprire al nostro miope calcio o quella di Dybala che proprio a Torino ha segnato l’ultimo gol. Ma occhio anche a quella che vede contrapposti in panchina il decano della serie A (Gasp con 640) e il novello Abate con appena tre gettoni. Un testacoda tra due allenatori che vedono il calcio in modo
FONTE: Il Messaggero











