La Roma di Gasperini affronta di nuovo il Torino a un anno esatto dalla prima sconfitta del tecnico piemontese, proprio contro i granata. Eppure, nonostante la formazione di allora e quella di oggi potrebbero non differire più di tanto nell’undici titolare, i giallorossi sono profondamente cambiati. Non a caso, tra quella sfida e il match di oggi, c’è stato un terzo posto che è valso il ritorno in Champions League (…).
Si giocava all’Olimpico, il 14 settembre 2025, e il Torino allenato da Baroni ebbe la meglio grazie a un gol di Simeone; la Roma, dal canto suo, si dimostrò molto opaca e non riuscì quasi mai a insidiare la porta dei granata. La formazione titolare era: Svilar; Hermoso, Mancini, Ndicka; Wesley, Koné, Cristante, Angeliño; El Aynaoui, Soulé; Dybala. La scelta di schierare la “Joya” come falso nueve non dette i risultati sperati, (…).
Provando a ipotizzare la formazione titolare di stasera, almeno sette calciatori (…) dovrebbero essere gli stessi di quel giorno. Ma, mentre oggi dalla panchina Gasperini può pescare Balerdi, Molina, un Pisilli ormai maturo, de Roon, Rodrigo Mora e Castro, 365 giorni fa c’erano Ziolkowski, Tsimikas, Celik, Baldanzi, Dovbyk e Ferguson. Il cambiamento, più che nell’undici titolare, risiede proprio nel salto di qualità compiuto dalla rosa a livello globale.
Gasperini ieri lo ha detto chiaro e tondo: non ha senso parlare di titolari, perché nella Roma tutti sono titolari. Lo è chi comincia la partita, ma anche chi la finisce; e persino chi magari neppure entrerà in campo oggi, ma lo farà nella prossima gara, o in quella successiva. Come già nella sua Atalanta, il tecnico di Grugliasco punta su una rosa non profondissima a livello numerico – circa 18-20 calciatori – ma molto competitiva in tutti i suoi elementi.
L’obiettivo è proprio quello di azzerare il gap che c’era in passato tra 11-13 titolari forti e delle seconde linee decisamente inferiori: bastava tirar fuori due o tre titolarissimi e di colpo il livello si abbassava vertiginosamente. Ora l’auspicio a Trigoria è quello di aver creato un gruppo dove nessuno è imprescindibile, ma tutti sono fondamentali. (…).
FONTE: Il Romanista – L. Latini











