Ma possibile che tutto il problema sia riconducibile solo all’assenza di Mile Svilar? Diciamo che il portierone belga ha inciso quando c’era e ha deciso quando è mancato: prima che Svilar si mettesse da parte per l’infortunio al dito, la Roma aveva incassato quattro reti; dopo qualche problema là dietro c’è stato: quattordici reti in sette partite, dieci nelle ultime quattro. Il vero sbilanciamento c’è stato in Champions, il binario su cui la Roma ancora sbanda con le velenose rimonte subite da Real e United, entrambe da un vantaggio di due reti. Stesso refrain contro l’Inter.
Le tre avversarie sono da considerare formazioni top, e come sostiene Gasperini, probabilmente scatta una disabitudine alla concentrazione e la mancanza di una mentalità che ti fa salire quel gradino in più: portare avanti per novanta minuti un calcio così bello e dispendioso non è facile, specie se in rosa non ci sono cambi all’altezza per numero e qualità. Lo United, quando si è fatto male Baleba, ha fatto entrare Tielemans; nella Roma Gasp ha faticato a sostituire gli esausti, senza alternative se non Pisilli.
Al di là dell’aspetto arbitrale che sicuramente ha inciso c’è da capire cosa accade alla Roma nell’intervallo. Perché la squadra, spesso e volentieri, esce dalla gara alla prima difficoltà.
È un trend presente da inizio stagione: tra rimonte e reti prese poco dopo l’intervallo con Atalanta, Fenerbahçe, Inter e Real Madrid.Il percorso in Champions è appena cominciato ma c’è una questione di testa: il gruppo perde la bussola alla prima difficoltà e, sapendo giocare in una sola maniera, difficilmente riesce a ridare un ritmo diverso alla partita. La paura ha fatto spesso la differenza: si è passati dal dominio assoluto all’essere dominati. E infine, c’è una questione risolvibile con gli investimenti: la rosa della Roma è buonissima per il campionato, non ancora per il doppio impegno così oneroso, specialmente con le assenze in serie. Non è facile sostituire il portiere titolarissimo e dover fare a meno anche della sua riserva. Gennaio è vicino: qualcosa può ancora cambiare.
FONTE: Il Messaggero











