Chi ha spento la luce? Domanda ricorrente in queste settimane a Trigoria. Se lo chiede Gasperini così come i tifosi della Roma. Anche a Manchester i giallorossi sono usciti dal campo con una cocente sconfitta in rimonta, come già accaduto in questa edizione della Champions contro il Real Madrid. Ma non è soltanto un discorso europeo, perché se è vero che in campionato la Roma è ancora imbattuta, la tendenza a subire gol nei secondi tempi, allentando il ritmo e cedendo alle prime difficoltà, è un qualcosa su cui il tecnico piemontese deve lavorare.
Con le tre reti concesse all’Old Trafford sono 15 in totale quelle subite nei secondi tempi dai giallorossi, di cui ben 6nel quarto d’ora iniziale della ripresa (tra 46′ e 60′). Cali di tensione che sono costati finora due punti in Serie A(quelli contro l’Inter dove si partiva da situazione di vantaggio) e ben otto in Champions (due a Istanbul e tre con Real e United). Tra i capi d’imputazione maggiori c’è il calo fisiologico dopo dei primi tempi ad alta intensità che sta caratterizzando il rendimento giallorosso. Inevitabile non riuscire a tenere quel ritmo infernale che quasi sempre la Roma sa esprimere aggredendo i match. Quello che sembra mancare alla squadra di Gasp è una gestione del risultato che possa prevedere anche qualcosa di diverso rispetto alla solita aggressività a tutto campo, anche se la storia dell’allenatore di Grugliasco dice altro.
Il problema, in effetti, sembra essere più che altro psicologico. Ogni qualvolta la Roma subisce un gol puntualmente va in affanno. È successo a Manchester dopo il rigore e col Real dopo il 3-2 di Endrick. Ma è successo anche in campionato, ad esempio a Udine dove per poco Gomez non segna il 3-4 dopo 37 minuti meravigliosi. D’altronde anche i sei gol incassati nel primo quarto d’ora della ripresa sono un segnale di un approccio mentale tutt’altro che perfetto alla ripresa. Insomma, se la Roma cala naturalmente i ritmi sembra non avere ancora una soluzione alternativa.Soprattutto su questo, anche se la filosofia del tecnico mira a un dominio continuo, bisognerà mettere le mani affinché si possano raggiungere vittorie di prestigio.
Qui subentra, infatti, il discorso della profondità della rosa. Rispetto al primo anno di Gasp ci sono meno calciatori ma la qualità media è notevolmente aumentata. Eppure questo sembra non bastare. Per cercare di mantenere alta l’intensità, infatti, l’allenatore di Grugliasco vorrebbe poter attingere dalla panchina con giocatori che non abbassano il livello medio. In Champions, infine, subentra un discorso di esperienza che in Serie A si può sopperire con la maggiore qualità. Gli ingressi di Lulli e Pisilli, ad esempio, col Manchester hanno palesato una differenza di calibro con gli avversari che in campo europeo si può pagare. Ma fa parte del percorso di crescita.
Ultimo capitolo, ma non meno importante. Tutti hanno infortuni, questo non va dimenticato, ma la Roma si è presentata a Manchester senza Svilar, Koné, Pellegrini e Dybala e col forfait dell’ultima ora di Gollini che ha costretto il tecnico a rispolverare Vasquez. Poi si è arreso pure Rensch. Ma di certo arrivare all’ottava partita in apnea e con le forze ridotte non ha aiutato. E, soprattutto, i forfait giallorossi di questo ultimo mese sono di calibro importante. Svilar dà una sicurezza impareggiabile e porta punti. Koné è unico nel suo genere in mediana e Dybala è sempre un’arma, soprattutto in Champions.
FONTE: Il Tempo – L. Pes











