Bernardeschi da una parte e Malen dall’altra: il resto l’ho trovato abbastanza ordinario. Giusto Rowe e Ferguson hanno fatto qualcosa più degli altri. I rimpianti sono naturalmente tutti del Bologna che ha giocato di più e meglio, ma non è andato oltre il pari con una Roma priva di gran parte della sua qualità (Dybala, Soulé e per un’oretta Pellegrini) oltre che di Mancini e Hermoso, entrato solo nel finale. La provvisorietà del risultato non autorizza conclusioni particolari. Lo ammetto, sono sorpreso, ma la personalità con la quale Berna si muove in campo e quel sinistro sofisticato – un po’ Savicevic e un po’ no – sono strumenti che potrebbero risultare molto utili nei playoff di fine mese.
Malen è l’altro sopra la media. Ma questa non è una novità: il suo inserimento ha cambiato i caratteri e la sostanza offensiva della Roma. Anche da una palla complicata l’olandese riesce sempre a ricavare un’occasione, non a caso è entrato nel gol del pari.
Non chiedetemi di Zaragoza e Robinio Vaz, please: non voglio esprimere giudizi affrettati in considerazione del fatto che il primo deve ritrovare tanta fiducia in sé stesso, visto che tra Osasuna e Celta non ha combinato grandi cose, mentre il ragazzo venuto dal Marsiglia – e peraltro strapagato – è ancora un pesce fuor d’acqua: tra pochi giorni, il 17, compirà 19 anni e ha solo una cinquantina di presenze nel calcio che conta. Dove ancora non conta.
FONTE: Il Corriere dello Sport











