E che cos’è la sfida nella sfida tra Paulo Dybala e Nico Paz se non un “regalo” recapitato dal Sudamerica? Mentre dal Monumental di Buenos Aires riecheggiano ancora le struggenti parole d’addio di Lionel Messi alla nazionale, le luci della ribalta si spostano in Italia sui suoi eredi: due generazioni a confronto, nel segno di Leo. Perché la Joya e Nico parlano la stessa lingua, quella del talento e dei numeri 10 argentini, e tra i due s’intravede pure un conseguente passaggio di testimone destinato però a materializzarsi molto in là, visto che Paulo vive i suoi 32 anni con una leggerezza tale da farci pensare che possa durare ancora a lungo.
E domenica, a Como, sarà ancora lui l’uomo di maggior talento della Roma, quello chiamato più degli altri ad inventarsi un colpo ad effetto per sparigliare le carte dell’avversario. A 32 anni ha ridefinito i propri confini, barattando la fragilità (49 partite saltate nei primi 4 anni in giallorosso) con la resistenza fisica e mentale dei maratoneti (come ai tempi di Palermo e della Juve 2015-16 a 22 anni) e una condizione fisica mantenuta al top anche durante la sosta. Durante la quale ha dovuto rinunciare al saluto a Lionel in Argentina per scelta del club, al fine di evitare i lunghi e logoranti voli intercontinentali a ridosso delle sfide cruciali di campionato e coppa.
Una Joya diversa, più lunga e intensa, alla quinta stagione in giallorosso, con numeri che si commentano da soli, quindi: 497′ in campo dall’ inizio della stagione (fra i giocatori di movimento è sul podio dietro Bryan Cristante con 514′ e Mario Hermoso con 509′) , quattro assist e tre propiziate. In attesa di un nuovo gol che manca però dal 18 gennaio scorso (Torino-Roma 0-2). Perché Gasp chiede ora qualcosa in più al Dybala onnipresente e campione d’altruismo. Cioè più strappi nei sedici metri, più scatti e dribbling e più tiri potenti verso la porta, aspettando quell’acuto lontano tredici partite. Ecco perché Dybala si ripresenterà alla ripresa del campionato forte di un lavoro estivo attento e scrupoloso, per resistere all’urto del tempo, e del richiamo di preparazione mirato a Trigoria durante la paura per le nazionali, grazie al quale ha migliorato ulteriormente lo stato di forma.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











