Si ferma a Udine la corsa della Roma e si ferma male, con la prestazione peggiore del 2026, un brutto passo indietro nella costruzione di una squadra che aveva invece dato prova recente di grandi e continui miglioramenti. A decidere la sfida con l’Udinese una generosissima punizione concessa da Sacchi ad Ekkelenkamp, poi deviata da Malen (col gomito) giusto di quel tanto per spostare la traiettoria oltre la portata dell’intervento di Svilar, con Gasperini che per la rabbia ha gettato a terra il cronometro e se l’è presa con Sacchi, arbitro decisamente modesto. Pochi secondi prima, il tecnico aveva contestato la decisione del direttore di gara, una vera e propria sliding door della serata: perché l’azione dell’Udinese è partita da un’azione da gol della Roma non rifinita, e sulla ripartenza David in corsa ha spostato il pallone e si è sostanzialmente gettato addosso a Mancini che si era invece piantato a terra per evitare il contatto, forse solo allargando leggermente la gamba per rendere un po’ più complicato il compito all’avversario.
E invece punizione e giallo, tiro deviato e partita indirizzata. La Roma poi ha provato a pareggiarla e al 90’ c’era anche riuscita, ma il gol di Cristante di testa è stato annullato per la posizione di fuorigioco di Tsimikas, che aveva rimesso la palla verso la porta, sulla spizzata di Ndicka. Così ora la Roma è scivolata al quinto posto, a 2 punti dalla Juventus di Spalletti e 2 punti sopra il Como che per fortuna è stato fermato domenica dall’Atalanta. I furori di Gasperini, trasferiti dal campo alla sala stampa al termine della partita, non promettono peraltro niente di buono: la sensazione è che nonostante il quadruplice arrivo (con Malen, Robinio e Venturino è arrivato sul filo di lana anche Zaragoza) non sia per niente soddisfatto del mercato, in particolare per i 25 milioni spesi per Vaz. Si vedrà.
La partita è stata tosta come si pensava anche perché l’Udinese l’ha messa sin da subito sul piano del dinamismo muscolare, quella particolare caratteristica della squadra bianconera che in certe serate la rende quasi insuperabile. Palla agli altri fanno densità nel mezzo, tengono forti i duelli esterni e entrano tosti nei tackles, quando poi entrano in possesso provano decisi le traiettorie in uscita in diagonale con un numero tale di alternative che rende impronosticabile la giocata, e ai romanisti non è restato che abbozzare tenendo gli uno contro uno, ma ad ogni scarico ben riuscito c’era un’altra freccia pronta a partire da inseguire. Così i romanisti si sono sfiancati nel primo tempo, senza riuscire a trovare con costanza i riferimenti che solitamente Gasperini studia in maniera scientifica, anche per la lentezza del giro palla e la serata non brillantissima degli uomini ai quali solitamente ci si appoggia, tipo Pellegrini, Soulé, Cristante ed El Aynaoui. In più di fronte stavolta la Roma si è trovato uno che aveva chiaramente studiato la materia ed è stato bravo a sperimentare nuove soluzioni: così le cose si sono davvero complicate. Lo scacchiere sul campo era solo apparentemente di agevole lettura. Udinese col 3511, con in attacco l’imprevedibile Atta (francese del Benin, classe 2003, corsa, forza e tecnica da giocatore superiore) a scorrazzare alle spalle dell’anglo-giamaicano Keinan Davis: su di lui Gasp ha indirizzato Ndicka, schierato centrale, chiedendo a Mancini di accorciare su Atta, con Hermoso dirottato ancora più su, dalle parti di Ekkelenkamp, mezzala sinistra di un centrocampo a tre composto anche da Karlstrom (il play, su cui principalmente usciva El Aynaoui) e Miller, scozzese guardato a vista da Cristante; sulle fasce Zemura a vedersela con Celik e Ehizibue a correre con Wesley; dietro il trio di difesa di Runjaic Solet (su di lui Pellegrini), Kristensen (Malen) e Bertola (Soulé).
Questo sulla carta: ma stavolta Runjaic aveva studiato meglio la Roma e Gasperini (che in passato non aveva mai battuto) e così quegli ossessi in maglia bianconera non hanno dato tregua nei riferimenti. Il primo tempo è stato interamente bianconero, con quattro occasioni per i padroni di casa, pericolosi a dire il vero soprattutto da lontano, e mezza per gli ospiti. Ha cominciato presto Atta, all’8’, con un gran destro da fuori area deviato in corner da Svilar con un colpo di reni ad allungare la sagoma già protesa, e subito dopo ci ha provato ancora Ekkelenkamp, e sulla respinta di Svilar il tap-in di Solet è terminato alto sopra la traversa. Nessuna reazione da parte giallorossa, se non una buona trama sviluppata sulla destra per l’inserimento di Mancini fermato però in fuorigioco. Al 26’ una velocissima transizione ha portato Davis ad involarsi sulla sinistra, con Wesley ad inseguire Ekkelenkamp dalla parte opposta, con l’intervento risolutivo in scivolata di Mancini che aveva intuito per tempo la possibile traiettoria del lungo assist dell’attaccante a tagliare tutta l’area. Al 29’ l’unica mezza occasione della Roma è nata da uno scontro fortuito sulla trequarti romanista tra Davis e Mancini, col romanista ad avere la peggio (rientrerà insanguinato con il naso tamponato), nella transizione che ne è nata Soulé ha tagliato il campo da destra a sinistra senza mai trovare la conclusione, per poi servire Pellegrini ma confondendo Malen, che infatti ha fermato il pallone e ha provato a girarsi tirando debolmente. Al 39’ l’indiavolato Atta ha scambiato rapidamente il pallone con Zemura per poi battere a rete di prima, mandando il tiro oltre la traversa. E al 40’ ci ha provato anche Miller, con un destro alto di poco. Prima dell’intervallo c’è stata una punizione anche per la Roma da posizione molto promettente: in tre (Pellegrini, Hermoso e Celik) hanno creato una mini barriera tra la posizione del pallone e la vera barriera, poi si sono mossi verso la porta mentre Soulé prendeva la rincorsa e calciava, alto.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











