Corri Stephan, corri sotto la tua curva, corri portandoti dietro tutta la squadra dopo il gol della sicurezza, e portandoti dietro la panchina, e lo staff, e Gasperini, il più felice di tutti, il più orgoglioso di tutti, l’artefice di questo miracolo, perché la Roma alla fine è terza, quindi è Champions e dietro solo l’Inter campione e il Napoli campione uscente, superando nel rettilineo finale Como (alla fine quarti: bravissimi) e Juventus, ma pure il Milan, battuto in casa dal Cagliari, con il dio del calcio che sogghignava da qualche parte, a ricordare l’esito di quelle due sfide tra Milan e Roma.
Per arrivare in Paradiso servivano cinque vittorie nelle cinque partite finali e la Roma ha avuto la forza per farlo, finendo un po’ in affanno sul più bello ieri sera, in uno stadio caldissimo per la temperatura e per il tifo, e in una partita difficilissima sin dall’inizio, e poi indirizzata prima dall’espulsione (sacrosanta) di Valentini per doppia ammonizione all’inizio del secondo tempo, poi dal gol venuto dal rigore sbagliato di Malen, con il genio della lampada Dybala a restituirgli la palla dalla respinta di Montipò, e per il sigillo numero 14 in 19 presenze da gennaio per l’olandese, statistiche pazzesche.
Poi alla Roma è venuto il braccetto, sono calati il ritmo e l’attenzione, è venuta fuori la paura della beffa mentre dagli altri campi arrivano risultati rassicuranti, ma non troppo: se avessero pareggiato il Verona e magari il Milan, ad esempio, si sarebbe arrivati ad un finale con quattro squadre a 71 punti, e la Roma sarebbe arrivata sesta. Ma per fortuna non è successa né l’una né l’altra cosa, e alla fine è arrivato il raddoppio di El Shaarawy, il gol più atteso e più bello.
Il Verona ha fatto la partita che si immaginava: linee chiuse, cinque difensori, tre centrocampisti, più Suslov a cercare la palla giusta per Bowie. E Gasperini che ha invece pensato di affrontarlo con pressioni alte e dominio del pallone (75% la percentuale di possesso del primo tempo). Eppure paradossalmente l’unica vera palla-gol della prima frazione è capitata proprio sui piedi di Bowie al 40’ per una verticale di Lovric letta male da Ghilardi (gli costerà il posto all’intervallo) che ha portato l’attaccante scozzese a tu per tu con Svilar, strepitoso come al solito nel tempismo dell’uscita a chiudere lo specchio e a deviare con le mani il pallone in calcio d’angolo. Solo questa conclusione è valsa al Verona lo 0,64 di expected-goal, a pesare più dello 0,48 sommato dalle numerosissime ma sterili combinazioni orchestrate dalla Roma con il Verona con 11 uomini a difesa della porta.
Nelle marcature, Gasperini ha alzato inizialmente Mancini su Harroui, lasciando a Ghilardi al centro della difesa il compito di occuparsi di Bowie e ad Hermoso il compito di prendere Suslov, il Dybala del Verona, che però era chiamato ad abbassarsi spesso a centrocampo a prendersi quei pochi palloni riconquistati dai suoi compagni. Gli accoppiamenti naturali iniziali in mezzo al campo sono stati quelli di Rensch con Belghali, Pisilli su Akpa Akpro, Cristante su Lovric e Celik su Frese, con Soulé centrodestra dalla parte di Valentini, Malen in mezzo a vedersela con Edmundsson e Dybala a sinistra con Nelsson. Ma l’approccio della Roma non è piaciuto a Gasperini: la prima incertezza di Ghilardi è arrivata dopo neanche un minuto, su un pallone rialzato nella metà campo romanista, un rimbalzo letto male, un controllo riconquistato da Suslov a sinistra con cross immediato proprio per Bowie, sul cui sinistro Svilar ha fatto subito vedere di essere perfettamente concentrato.
La prima palla-gol per la Roma è stata di Cristante, con una girata di prima a sfiorare il palo. Dopo l’inizio un po’ moscio la Roma ha conquistato rapidamente ampie zone di campo e relativo palleggio, ma l’inconsistenza della manovra offensiva ha spinto Gasperini a cambiare qualcosa, così ha invertito le posizioni di Dybala e Soulé e anche di Cristante e Pisilli. Paulo si è preso la Roma sulle spalle in ogni giocata, da Malen sono arrivati gli altri impulsi elettrici della serata, ma per segnare una palla-gol si è dovuto attendere una punizione ancora di Dybala, tolta dall’incrocio da Montipò. Poi al 44’ una pennellata di Malen per Pisilli è stata deviata in maniera un po’ moscia dal centrocampista. E forse anche per questo sono maturate le decisioni di Gasperini dell’intervallo.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco







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