Il primo lp italiano a superare il milione di copie vendute aveva un titolo sibillino ma allo stesso tempo accessibile a tutti: “La voce del padrone”, Franco Battiato, 1981. Glielo aveva affibbiato lo stesso uomo che, un anno prima, aveva accettato a fatica di non chiamare “I telegrafi del martedì grasso” l’album che avrebbe poi preso il titolo di “Patriots”. La prendiamo in prestito dalla raccolta del maestro – che in gioventù si dilettava nell’antico ruolo di libero – per abbinarla ai due progetti più interessanti del calcio italiano di vertice: il Como di Cesc Fàbregas e la Roma di Gian Piero Gasperini, chiamati a incrociarsi domenica in un lunch match che promette scintille.
È la voce dei padroni a fare la differenza. Due allenatori fortemente identitari, con idee opposte ma allo stesso tempo efficaci, che hanno preso in mano le rispettive squadre e le hanno portate a essere qualcosa di diverso rispetto al recente passato. Al momento del suo arrivo a Roma, Gasp ha dovuto conquistare una piazza che era pronta a fargli scontare ogni eccesso verbale del decennio precedente, da qualche protesta di troppo fino alla celeberrima uscita su Evan Ndicka: con l’Atalanta ancora in attesa di conoscere la data del recupero di una sfida con la Fiorentina e l’allora tecnico romanista Daniele De Rossi abbastanza polemico sul da farsi, Gasp se ne uscì dicendo che non era colpa della Dea se quella gara era stata rinviata per la morte di Joe Barone.
Gasperini ha spazzato via lo scetticismo con la forza del lavoro, ha riportato in Champions i giallorossi dopo anni di tentativi andati a vuoto, adesso è in prima fila per provare a mettere i bastoni tra le ruote dell’Inter capolista: ci è riuscito in nemmeno un anno e mezzo di lavoro. Roba da stregoni. A leggerlo bene, però, questo confronto tra padri-padroni di realtà ambiziosissime nasconde la sagoma di uno scontro ideologico. Le idee calcistiche di Fàbregas e Gasperini sono agli antipodi, così come i caratteri dei due uomini. Non a caso, nella scorsa stagione, si sono provocati a più riprese.
FONTE: Il Foglio











