Caduta, veleni e pochi alibi. C’è davvero poca Roma a Genova. La squadra di Gasp non è nemmeno lontana parente di quella ammirata una settimana fa contro la Juve. Non lo è per il risultato, non lo è per la prestazione. Lo spirito non è mancato, è vero, ma siamo davvero al vedere per forza il bicchiere mezzo pieno. E i veleni? Li lasciamo a Gasp, che ne ha per tutti, arbitro e Var. Il Genoa ha fatto qualcosa di più, mentre la Roma – dopo questo stop – il piazzamento Champions se lo dovrà sudare fino alla fine. L’emergenza con cui i giallorossi convivono poteva essere un alibi, termine che non piace a Gasp, ma in verità nemmeno basterebbe per spiegare questo scivolone.
Le avversarie ora sono coinquiline scomode e agguerrite: il Como è quarto con gli stessi punti (51), la Juve che a due minuti dalla fine del match con la Roma (che da ieri non ha più la miglior difesa del torneo) era data per finita, è appena a meno uno. E domenica – ma prima c’è la Coppa con il Bologna. La squadra di Gasp viaggerà verso il Sinigaglia, a trovare la banda di Fabregas. Tanti impegni, rosa corta. E l’ansia da prestazione aumenta. La Roma, si sa, non ha mezze misure: pareggia pochissimo (solo tre volte), vince tanto (sedici gare) ma le sconfitte cominciano ad essere troppe, con questa con il Genoa sono nove. E’ stata una partita simile a quella di Udine, con una squadra incapace di essere pericolosa contro una formazione con blocco basso, brava nelle aggressioni, nell’aspettare e colpire.
De Rossi ha giocato le sue carte migliori nella ripresa, dopo un primo tempo a buttare in aria il pallone e senza particolari guizzi da parte di nessuno. Questo non è il calcio di Gasp, serviva un piano B e soprattutto i calciatori che non c’erano. Serviva un’altra Roma, insomma. E Gasp non ci sta, e sputa veleno, per certi versi ha ragione. Se la prende con l’arbitro Colombo (e Var), reo di non aver visto un fallo di mano (sull’1-1) di Malinovskyi in area su tiro di Koné e magari c’era pure una trattenuta di Ellertsson su Ndicka nel primo tempo. Al rigore di Messias risponde dopo solo tre minuti con il colpo di testa di Ndicka, alla sua terza rete di fila, per poi crollare sul tap-in di Vitinha, lasciato solo davanti a Svilar, con dormita generale del blocco difensivo, da Pisilli a Ghilardi.
De Rossi tiene fuori inizialmente cinque titolari (Malinovskyi, Amorim, Vitinha, Colombo, più Norton-Cuffie, non è al meglio); Gasperini, i suoi uomini veri, non ce li ha, lascia l’insostituibile Cristante fuori dall’undici e punta sul piccolo Venturino, che annega subito, non era proprio la sua partita, come non lo era per Zaragoza, che non gioca proprio. Pellegrini, deputato a inventare, viene anticipato e nella ripresa commetterà pure un fallo decisivo in area su Ellertsson. A Lorenzo mancano testa e forza nelle gambe ma Gasp è costretto a farlo giocare sempre (anche sul lato destro, dove non è abituato), non ha più nessuno che possa affiancare Malen, non è ancora attrezzato per i miracoli. Non che il Genoa abbia fatto di meglio, ma è stato un po’ più arrogante sulle seconde palle.
Svilar da una parte e Bijlow dall’altra non devono quasi mai intervenire, si scalderanno nella ripresa, decisamente più viva. Malen si vede con un tiro da fuori area, deviato in angolo, e per un tentativo di rovesciata, con cui non prende il pallone ma la testa di Ostigard. Il Genoa ci prova con un paio di conclusioni dimenticabili. Gli attaccanti scelti da De Rossi tengono in apprensione Mancini e Ndicka, quest’ultimo costretto al fallo tattico, con giallo annesso, che gli impedirà di essere presente a Como.
Cristante finisce il suo breve periodo di riposo e viene chiamato in causa a inizio ripresa, rileva Venturino anche nel ruolo, aumenta la fisicità non la pericolosità. La partita si accende. Il fallo di Pellegrini in area, su Ellertsson è un’ingenuità colossale, il rigore e il vantaggio del Genoa è una conseguenza. Come lo è la sostituzione di Lorenzo (entra El Aynaoui), che fa almeno in tempo a calciare l’angolo del gol – tre minuti dopo – del pareggio di Ndicka. Gli ingressi di Malinovskyi, Colombo e poi quello di Vitinha saranno decisivi. Gasp risponde nel finale con Vaz, ancora molto acerbo. E con Ndicka centravanti aggiunto.
FONTE: Il Messaggero











