La prigionia del sogno, l’espressione coniata da Dino Viola durante i festeggiamenti per lo scudetto della Roma nel maggio del 1983, è tornata di moda a Trigoria, dove al di là di una manciata di coppe alzate la vittoria in serie A manca ormai da un quarto di secolo. E, alla vigilia dell’anno che porterà i giallorossi a festeggiare il centenario, Gasperini vuole liberare i romanisti da quella prigionia. Via i tabù e le parole da non pronunciare per scaramanzia: la Roma è forte e vuole giocarsela. Durante questa sosta l’ha detto Cristante, parlando di una squadra ora «consapevole della propria forza»; l’ha ribadito Pellegrini: «È giusto che i tifosi sognino, non possiamo porci limiti»; l’ha sigillato Gasperini: «Il nostro piano prevedeva di arrivare a competere per lo Scudetto in tre anni, non ci dispiacerebbe anticipare. Siamo consapevoli però che la strada è lunga. Nel calcio non esistono vie dritte. Ci saranno alti e bassi, se riusciremo a gestirli, chissà…».
Un’ambizione che, a dirla tutta, non può essere colta come elemento di novità. Gasperini sedici mesi fa ha lasciato Bergamo proprio perché aveva capito che non era possibile salire l’ultimo gradino, quello che avrebbe portato la Dea a competere per il primo posto. Ha intravisto quella possibilità a Roma. Pronti via, l’anno scorso si è chiuso con la rimonta Champions e il terzo posto finale ma, non contento, fin dalla notte di Verona, finiti i festeggiamenti, Gasperini ha subito annunciato di voler alzare ulteriormente l’asticella. E più su del terzo posto non c’è molto, se non lo spazio per sognare.
Tutti indizi che, uniti a questo avvio di stagione, portano alla prova; anche se allo scrupoloso detective Gasperini servono ulteriori conferme. Non basta il primo posto, con cui la Roma ha salutato il campionato prima delle tre settimane di pausa per le nazionali. Non bastano neanche le ottime prestazioni, a cui hanno fatto seguito i risultati, con una squadra in grado di raccogliere quattro vittorie e un pareggio — proprio contro l’Inter scudettata —, segnando quasi 3 gol di media a partita (14 le reti realizzate) e subendone uno ogni 150′. Per chiudere l’indagine, stabilendo con precisione se davvero l’identikit della Roma risponde a quello di anti-Inter, bisognerà attendere almeno un altro mese.
Nello specifico, quello che per la Roma partirà dopodomani a Como, per chiudersi il 7 novembre con la sfida casalinga al Sassuolo, che precederà la seconda sosta dell’anno. 27 giorni riempiti da 9 partite, una ogni 72 ore. Uno stress test, perfetto per conoscere profondità e valore della rosa, soprattutto considerando lo spessore degli impegni. La trasferta in casa di Fabregas sarà solamente l’antipasto, visto che tre giorni dopo arriverà il Real Madrid all’Olimpico. A proposito di Champions League, la Roma farà visita anche al Manchester United, mentre in serie A giocherà sabato 24 ottobre a Napoli. Ritmi e livelli che si alzano, citando Gasperini: «Se la Roma dovrà riuscire a gestirli, chissà…»
FONTE: Il Corriere della Sera











