Soulé non ci sta a passare per un mercenario dopo aver giocato per mesi con il dolore della pubalgia. Ai soldi, dopotutto, ha sempre preferito la gloria che soltanto il campo sa restituire e celebrare. Quella Champions che ha faticosamente conquistato ora vorrebbe giocarla da protagonista anche se la concorrenza a Roma aumenterà. Matias non vuole neppure essere considerato un freno per il piano plusvalenze del club.
Così ha chiesto al proprio agente, Martin Guastadisegno, di fare chiarezza sul suo futuro: “Tutte le voci di offerte per lui non sono vere e ovviamente non possiamo respingere una proposta che non ci è stata fatta. Altro che Arabia e 10 milioni rifiutati. Di chiamate ne ho ricevute tante in queste settimane, ho parlato con diverse squadre, nessuno però si è fatto avanti concretamente e così noi non andiamo da nessuna parte. Soulé è un patrimonio della Roma. E se qualcuno da dentro fa uscire tutte queste voci, fa soltanto del male a Matias, un professionista esemplare che a questa maglia ha dato tutto”.
In questa stagione l’argentino ha disputato 34 partite di fila in tutte le competizioni prima di fermarsi a metà febbraio. Aveva sopportato fatiche e fastidi, poi il suo corpo ha preteso uno stop. Nei 50 giorni al box la Joyita non è però rimasta a guardare: le sedute con i fisioterapisti di Trigoria da una parte, il lavoro a domicilio dall’altra; il lettino, la piscina e la palestra del Bernardini, poi un’ora al giorno di camera iperbarica, un’altra di pompa diamagnetica e 30-40 minuti di terapie manuali, senza dimenticare il pilates e gli esercizi di posturale, per un totale di 6-7 ore al giorno di allenamento al fine di ridurre drasticamente i tempi di recupero.
Alla luce di tutto ciò, si aspettava forse una considerazione maggiore e non di finire nella lista dei sacrificabili per esigenze di bilancio. Soulé in questi giorni sente solo parlare di sé stesso come di una possibile plusvalenza. Le tentazioni dell’Al-Ahli e dell’Al-Diriyah? Gestibili. Alla porta del suo entourage non avrebbe bussato nessuno con convinzione, anche se pure dalla Germania qualcuno dei sondaggi li ha fatti. Soulé ha un costo residuo a bilancio di circa 15 milioni e nell’accordo dal trasferimento dalla Juve è previsto che i bianconeri incassino il 10% dalla sua futura rivendita. A conti fatti, la sua partenza anche per una cifra vicina ai 40 milioni non basterebbe a risolvere una volta per tutte la questione del settlement agreement con l’UEFA.
La Roma dovrebbe ipoteticamente cedere due big. Qualcosa si sta muovendo per Pisilli, che vorrebbe restare e che il club vorrebbe tenere; Niccolò è uno dei pochi in grado di garantire una plusvalenza totale essendo un prodotto del vivaio. Nell’intero bilancio della stagione, da chiudere oggi, la società ha già inserito le cessioni di Saud, Baldanzi, Sangaré, Romano, Shomurodov, Coletta, Paredes, Plaia e Solbakken, per un totale di 22 milioni. Che vanno aggiunti ai 6 incassati dal Basilea per l’accordo al TAS sul caso Calafiori e ai 20 figli del patto tra Serie A e Img per una vecchia storia legata ai diritti tv internazionali.
Se nella giornata di oggi la Roma non dovesse completare altre cessioni, porterebbe a Nyon un resoconto in difetto di almeno 50 milioni di plusvalenze. A quel punto riceverebbe una multa tra i 10 e i 15 milioni, il rischio però è che possa scattare anche una limitazione della lista UEFA per la stagione 2027-28 o un’eventuale restrizione sul mercato. Dipenderà dallo sforamento e dalle abilità diplomatiche della proprietà nel far pesare gli sforzi compiuti in questi anni. I fatti, in qualsiasi caso, dicono che la Roma ha accumulato un ritardo incredibile. E che non ha imparato dagli errori del passato.
FONTE: Il Corriere dello Sport











