Come col Cagliari, 1-0 Dovbyk. Un’altra vittoria, la settima consecutiva (non succedeva da nove anni, dai tempi di Spalletti), un altro risultato utile (e sono 14 (11 vittorie e tre pareggi), un altro clean sheet (sei delle sette vittorie sono terminate senza subire reti), un altro passo avanti in classifica, con la Lazio che per una notte finisce sotto (era a +14 poco tempo fa), un altro gol di Dovbyk (e sono 16 in stagione, 11 in campionato): sono questi i fatti salienti della sfida tra Lecce e Roma, con i giallorossi di Roma che schizzano sempre più in alto in classifica (sesti per una notte, a tre punti dalla Juventus che arriverà domenica all’Olimpico e a quattro dal Bologna quarto) e i giallorossi di Puglia che invece non riescono più a muoversi da quota 25 (e sono quart’ultimi ormai, dopo la quinta sconfitta consecutiva).
Che si sia andati sullo 0-0 all’intervallo resta un mistero che ha a che fare più sulla psiche che sulla tecnica dei calciatori. Perché le due occasioni mancate a porta letteralmente spalancata in un caso e comunque piuttosto libera nell’altro sono episodi difficili da descrivere per chi non li avesse visti. Sarebbero bastati quelli e neanche gli otto tentativi verso la rete o il dominio pressocché continuo per tutti i primi 46 minuti a spostare l’equilibrio della gara.
Ranieri aveva scelto l’undici più affidabile tra i sedici giocatori che, più o meno, in quest’ultima fase di stagione saranno chiamati a tenere alte le ambizioni del tecnico, alla ricerca del piazzamento migliore possibile a dispetto della partenza ad handicap che ha frenato la Roma fino a novembre. Così davanti a Svilar ha schierato di nuovo Hummels in mezzo tra Mancini (insuperabile) e Ndicka (sempre attento), per far superare al tedesco lo choc di Bilbao (missione compiuta), con Saelemaekers a destra e un Angeliño stranamente svagato a sinistra, con Koné e Cristante nel mezzo, e Soulé e Pellegrini a provare a surrogare Dybala dietro Dovbyk. Giampaolo aveva risposto con il suo 4231 (che chissà perché a Lecce leggono come se fosse un 433) con Guilbert, Gaspar, Baschirotto e Gallo in difesa, Coulibaly e Ramadani in mezzo, Pierotti, Helgason e Karlsson alle spalle di Krstovic.
Per gran parte del primo tempo la Roma ha stazionato fissa nella metà campo avversaria, raccogliendo diverse conclusioni (otto, appunto), con scarsa precisione (una solo in porta). Aveva cominciato a provarci Cristante al 3’, con un sinistro al volo finito nei pressi della bandierina, imitato poco dopo da Dovbyk che liberandosi verso sinistra da destra è stato bravo a tenere lateralmente Gaspar, ma poi gli ha tirato addosso cercando “chiudere” il sinistro invece di cercare dritto il palo alla destra di Falcone, per una conclusione che sarebbe stata al di fuori della portata del centrale angolano.
Al 9’ il primo dei due incredibili errori della serata: su rinvio diretto di Svilar, Angeliño ha creduto nella possibile frittata per il doppio tentativo di intervento di Falcone (che correva in avanti) e Guilbert (che correva indietro) che infatti si sono scontrati tra di loro lasciandogli via libera verso la porta sguarnita e lui col sinistro ha clamorosamente ciccato la conclusione tirando – chissà come – fuori. Sotto choc, lo spagnolo ha svirgolato anche il tentativo di destro su intelligente torre di Hummels su calcio d’angolo al 13’. Al 15’ il primo squillo del Lecce con un destro di Helgason in diagonale (propiziato da un errore di Cristante) terminato fuori. Al 19’ Dovbyk ha servito di tacco Soulé ma la conclusione dell’argentino è finita alta.
Al 21’ l’altro errore incredibile: su una impossibile costruzione dal basso, Falcone ha cercato in verticale Ramadani pressato addirittura in area da Koné, l’albanese è scivolato e ha lasciato al francese via libera all’altezza del dischetto, ma Falcone ha deviato – anche qui senza neanche sapere come – il rigore in movimento del centrocampista della Roma, allergico ai gol. Per un po’ la Roma non è più riuscita ad essere pericolosa, forse davvero sotto choc per gli errori commessi.
Ne ha approfittato il Lecce sfruttando soprattutto degli errori in palleggio dei romanisti. Così al 36’ è arrivata un’occasione ghiotta ancora per una imprecisione romanista (nello specifico un mancato controllo difensivo di Saelemaekers) che ha permesso a Karlsson di mandare in profondità Gallo, sul cui tiro prima Svilar e poi Angeliño hanno saputo rimediare. Prima della fine del tempo ci hanno provato Krstovic (con una deviazione fuori), poi Karlsson (che ha sprecato tirando moscio una ripartenza 4 contro 3) e infine Pellegrini (con un destro alto).
Dall’intervallo sono tornate in campo le stesse squadre, nella palpitazione dei 27000 tifosi del Lecce (con l’omaggio della maglia vintage senza i nomi sulle spalle) e dei 1000 romanisti (con l’oltraggio dell’inguardabile maglia bianca di questa stagione). I cambi li ha fatti Giampaolo allo scadere della prima ora di gioco e pure piuttosto minacciosi: dentro la velocità (che si rivelerà più teorica che pratica) di N’Dri e Banda, fuori Karlsson e Pierotti. Ranieri non si è turbato anche se un minuto dopo i cambi Krstovic si è inventato un tiro da 40 metri dopo un rinvio di Svilar che ha fatto correre un brivido sopra la schiena a tutti.
Ma poi la Roma si è ripresa la partita, tenendo comunque più bassi gli avversari e spaventandoli con qualche combinazione rapida. Al 16’ Soulé ha cercato Pellegrini, con Guilbert che ha sporcato il controllo al capitano proprio al momento della battuta; al 21’ ci ha provato Soulé con un sinistro troppo moscio per essere preso in considerazione; subito dopo ancora una rapida combinazione sulla fascia sinistra tra Pellegrini e Angeliño con assist per Dovbyk ha spaventato Falcone, bravo comunque ancora a respingere; al 22’ su calcio d’angolo battuto da Pellegrini, Dovbyk ha anticipato tutti, anche il portiere, e ha deviato di testa verso la porta, ma il tiro sarebbe finito fuori senza l’intervento correttivo di Mancini: gol ed emozione strozzata dalla bandierina alzata dell’assistente di Manganiello. E poi ci sono voluti un paio di minuti per districare al Var la matassa del fuorigioco.
Così altri quattro cambi hanno introdotto al gran finale. Dentro per il Lecce Berisha e Kaba al posto di Helgason e Coulibaly; Baldanzi e Shomurodov per la Roma al posto di Soulé e Pellegrini, che nel secondo tempo si erano spenti. Dunque doppio centravanti e scelta lungimirante.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco