Sembra un’eresia ma c’è molto biancoceleste nella rimonta della Roma contro l’Atalanta di sabato sera. Per essere più precisi: di albiceleste. Perché la formazione giallorossa che ha concluso la partita aveva in campo cinque argentini su dieci calciatori di movimento: Dybala dal primo minuto, Castro (subentrato a Malen), Soulé (Rodrigo Mora), Molina (Lulli) e Balerdi (Ndicka). L’Argentina ci aveva abituato a rimonte rocambolesche nell’ultimo Mondiale. Ottavo di finale contro l’Egitto: da 0-2 a 3-2 con gol di Cristian Romero al 79′, di Leo Messi all’83’ e di Enzo Fernandez al 93′. Quarto di finale contro la Svizzera: gol di Julian Alvarez (112′) e Lautaro Martinez (121′) nei tempi supplementari. Semifinale contro l’Inghilterra: da 0-1 a 2-1 con gol di Enzo Fernandez all’85’ e di Lautaro Martinez al 92′. Risultati legati soprattutto a due fattori: la proverbiale «garra» di una nazionale che non vuole mai perdere e il genio di Leo Messi.
La grande differenza è che la Roma ha accompagnato la rimonta con la qualità del gioco, senza confondere mai la giusta grinta con la perdita del controllo. La Roma «all’argentina» è riuscita a nascondere anche una delle rarissime partite non al top di Malen. Sarri, con molta umiltà visto il suo passato da «giochista», ha schierato molto più un 4-5-1 che un 4-3-3. Probabilmente non sarà l’ultimo a cercare di limitare così l’attacco giallorosso. In questo senso sarà importante, contro avversarie che difendono molto basse, aumentare anche il numero e la qualità dei tiri da fuori area.
FONTE: Il Corriere dello Sport – L. Valdiserri











