Chi lo conosce bene, lo dipinge come un ragazzo di una serenità invidiabile. Quello che arriva e non importa chi ha davanti: dribbla, tira, sbaraglia la concorrenza ridicolizzando il marcatore di turno per poi beffarlo e segnare. Ha iniziato giovanissimo, con la seconda formazione dell’Arsenal, segnando a City e Chelsea. Poi ha continuato nel calcio che conta. Per informazioni chiedere a Real Madrid, Sporting Lisbona e Psv in Champions, al Bayern Monaco e all’Eintracht di Francoforte in Bundesliga o ad Ajax e Feyenoord in Olanda, quando Donnyel giocava nel Psv.
Ma se vogliamo limitarci al nostro orticello, basterebbe tornare indietro di un paio di settimane al Maradona. Avversario il Napoli. Sette minuti, bum: primo pallone toccato, gol. E bis nella ripresa. Malen è così, l’uomo giusto al momento giusto. E non sembra un caso che la Roma sempre sconfitta negli scontri diretti prima del suo arrivo, abbia invece collezionato due pari (Milan e Napoli) vicinissimi a tramutarsi in successo.
Non è più un mistero che per convincerlo, Gasp, gli ha assicurato di giostrare al centro dell’attacco. Sì, perché in carriera Malen ha sempre o quasi curiosamente traslocato sulla fascia. A Dortmund per Fullkrug, a Birmingham per Watkins. A Roma no. E i risultati si vedo-no: 5 gol in 6 partite, tre in meno di Hojlund e due di Krstovic, anche loro nuovi acquisti nelle rispettive squadre di appartenenza, che però di gare ne hanno disputate venti in più (26).
E poi, i tiri (30 complessivi) inquadrando lo specchio della porta: sono già 11 (per intenderci Soulé e Dybala sono a 14) con il 45% delle conclusioni che finisce in rete. Dal giorno del suo arrivo, l’olandese è largamente il giocatore della serie A che tocca maggiormente il pallone nell’area avversaria. E questo è sinonimo di pericolosità e di gol. Per lui e per la squadra che ha visto la media reti è salita da 1.2 a 1.6. Dietro di lui, perora, c’è il nulla o quasi.
In termini di rendimento – aspettando il rientro di almeno uno tra Dybala e Soulé – la Roma fa fatica. Vaz è alle prese con un inevitabile adattamento, Zaragoza è ancora da scoprire, Dovbyk lo rivedremo a fine aprile, Ferguson vive un calvario che non esclude un intervento chirurgico a breve, Venturino ha qualità ma è tutto da verificare, El Shaarawy è tornato in gruppo dopo un mese e Pellegrini è un centrocampista adattato ad ala. Bremer non è stato rischiato in Champions proprio per averlo al meglio nello spareggio dell’Olimpico.
È questo il duello che potrebbe, se non decidere, orientare la partita. Perché se Spalletti blocca Donnyel, diventa tutto più difficile. Se l’olandese sfonda, è un’altra partita. Ma c’è qualcosa in cui Malen deve migliorare? Sì, probabilmente l’autonomia. Dopo la Juve, tempo una decina di giorni torneranno i turni infrasettimanali di Europa League, e se la Roma vuole andare avanti, si deve affidare a Malen. Che superato lo scoglio degli ottavi nei quarti potrebbe ritrovare proprio l’Aston Villa: Magari l’occasione per dimostrare che a Birmingham, anche un tecnico bravissimo come Emery, lo ha capito poco.
FONTE: Il Messaggero – S. Carina











