Tre partite, ed è indiscutibile, non autorizzano bilanci o proiezioni a media e lunga distanza. Ma visto, come si dice, che il calcio è oggi e non sai mai cosa riserverà il futuro, fa una certa impressione, e anche un po’ sensazione, che ci sia al momento una città, la Capitale, lì in testa con l’Inter. Due squadre a braccetto con i Campioni d’Italia, grandi favoriti per un bis scudetto. Così, come nota di cronaca, viene anche da sistemare la Roma in cima alla classifica, in virtù della sua sontuosa differenza reti: più nove, con dieci reti all’attivo e una sola al passivo.
Certo è che il primato di Lazio e Roma, in stretto ordine alfabetico, non potrebbe avere radici più ingarbugliate. Da una parte un club alle prese con la contestazione dei suoi tifosi che, per la verità, hanno deciso di scioperare in casa ma continuano a manifestare il loro attaccamento alla squadra in occasione delle trasferte: in un lunedì sera, senza insomma il conforto del giorno feriale, erano addirittura in tremila a spingere i biancocelesti con l’Udinese. Come dicevamo, il popolo laziale ha invece scelto di disertare l’Olimpico. Che in questo stranissimo parallelo, si riempie invece in occasione delle partite della Roma. Agli oltre 40.000 abbonati si aggiungono sempre in largo anticipo gli spettatori paganti, portando a una serie infinita di “tutto esaurito”. Garantirsi un posto in tribuna è un po’ come pescare un biglietto vincente della lotteria. Per spingere fino al 92′, come è successo in occasione della rimonta con l’Atalanta, la squadra di Gasperini. Che in fondo non è una sorpresa. Se all’unanimità l’Inter è considerata grande favorita per lo scudetto, sono in tanti sin dall’inizio a considerare i giallorossi come i primi rivali. Grazie all’ennesimo sforzo affrontato in estate per rinforzare la rosa: pensate che per tre giocatori d’attacco – Malen, Castro e Mora – da gennaio sono stati investiti più di 100 milioni. Molto meno dispendiosa, ma fino a questo momento straordinariamente efficace, è stata invece la campagna acquisti della Lazio. Non potendo spendere, sono state scelte due strade alternative: parametri zero e prestiti con obbligo di riscatto.
Tante differenze, ambientali e tecniche, di partenza e di prospettiva, insomma per i due allenatori. Che hanno però un punto in comune, e distintivo, di questo doppio assalto alla vetta: la straordinaria capacità, professionale e personale, nel sapersi rapportare con i giocatori. Gasperini è infatti riuscito a cementare lo spogliatoio con l’aiuto e il conforto della vecchia guardia, che ha strenuamente difeso anche nei momenti più delicati e a cui ha garantito nuovi contratti e rinnovi. Sono così rimasti tutti li, da Dybala a Pellegrini, da Mancini a Cristante, affiancati da giovani promettentissimi come Mora o vicecampioni del mondo come Molina. Perché un progetto non si giudica dall’anagrafe, come strumentalmente è stato detto spesso, ma semplicemente dal filo rosso, in questo caso giallorosso, della qualità. E dall’altra parte del Tevere, in condizioni tutt’altro che facili, Gattuso ha fatto giustamente altrettanto. Convincendo personalmente alcuni giocatori, puntando sulla loro voglia di rivincita, seminando qualche frase, ad esempio sull’opportunità di ingaggiare Mauro Icardi, per mettere sempre il noi davanti all’io.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











