A prescindere da come andrà a finire la vicenda Gasp-Ranieri, la rivoluzione è già iniziata, silenziosa ma concreta, nei corridoi di Trigoria. La Roma ha già tracciato la linea del cambiamento. Una linea netta, quasi spietata, che porterà a una vera e propria rifondazione della rosa. Il primo blocco di addii è già scritto, inciso nelle logiche di mercato e nelle strategie societarie. Sette giocatori sono destinati a salutare: Zaragoza, Venturino, Ferguson, Tsimikas, El Shaarawy, Celik e Dovbyk. Nomi diversi per ruolo, peso e storia, ma accomunati dallo stesso destino: non faranno parte della Roma che verrà. Tra prestiti che non saranno riscattati e scelte tecniche ormai definite, il primo taglio è già stato effettuato. Ma non finisce qui.
Perché la sensazione è che questa sia solo la superficie di un cambiamento ben più profondo. Ci sono infatti situazioni ancora in sospeso, dossier aperti che pesano come macigni sul futuro della squadra. Dybala, Pellegrini, Rensch, Angeliño, Cristante: nomi pesanti, nomi che raccontano presente e passato recente, ma che potrebbero non rappresentare il futuro. Tra confronti con la società e nuove valutazioni tecniche, il loro destino resta tutto da scrivere. E poi c’è il capitolo più delicato, quello che non lascia spazio ad altri ragionamenti: il fair play finanziario. Qui la scelta diventa obbligata, quasi matematica.
E i principali candidati alla cessione rispondono ai nomi di Koné e N’Dicka. Giovani, appetibili, con mercato: perfetti per generare plusvalenze e alleggerire i conti. Morale della favola? Il rischio concreto è quello di assistere a un esodo che potrebbe coinvolgere tra i 7 e i 13 giocatori. Una cifra enorme, che fotografa la portata della rivoluzione in atto. E attenzione alle sorprese: perché in un’estate come quella che verrà, nulla può essere davvero escluso.
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi











