Le ore di riflessione in casa Roma nella giornata di ieri sono diventate di serena e ponderata rassegnazione: a quelle cifre Mason Greenwood non era un affare alla portata dei conti giallorossi. Quasi 50 milioni di cartellino, almeno 5 milioni di ingaggio netto (10 lordi a stagione per 5 anni) e una commissione di un anno di ingaggio (circa 5) che il papà Andrew chiedeva a chiunque si sedesse attorno al tavolo delle trattative. Facendo un rapido conto, per la Roma si sarebbe trattata di un’operazione complessiva da oltre 100 milioni di euro. Troppi per i conti di Trigoria, non, evidentemente per quelli del Fenerbahce che, secondo quanto scritto dai media francesi, avrebbero assicurato al Marsiglia un’offerta da 45 milioni di euro e trattato, in separata sede, la percentuale che spettava al Manchester Utd. Al ragazzo 7 milioni di euro l’anno, una quota che D’Amico non si sognerebbe di offrire a nessun calciatore, basti pensare ai rinnovi al ribasso proposti a Pellegrini e Dybala.
La Roma si sente di avere messo sul tavolo tutto quello che era nelle sue possibilità: un ingaggio di tutto rispetto, la centralità assoluta nello scacchiere tattico di Gasperini all’interno di una stagione che avrebbe visto la Roma protagonista in Serie A e di ritorno nella vetrina della Champions League. Il calciatore ha fatto la sua scelta (legittima): ha preferito i soldi alla progettualità e sfera tecnica. Dopo la lenta risalita, dopo le vicende extracampo che lo avevano riguardato, tra Getafe e Marsiglia, invece di tornare in uno dei 5 top campionati europei ha preferito una dimensione mediatica decisamente ridotta. A queste cifre e davanti a certe richieste, la Roma non poteva proprio avvicinarsi. (…9
FONTE: Il Romanista – A. Di Carlo











