Il pallone è rotondo. Ecco, la regola non vale per la Roma del Gasp. Dove, semmai, il pallone è quadrato e matematico. Perché le partite della squadra giallorossa assomigliano assai a una sentenza. Partendo dalla realtà di un pareggio questo sconosciuto (24 partite ufficiali, 15 vittorie, 9 sconfitte), passando per l’equazione che se passa in vantaggio vince, finendo con l’esatto contrario se va sotto perde. Non ci si può sbagliare. Il Gasp le ha provate tutte, attacco leggero, attacco con il centravantone, attacco equilibrato con Pellegrini terzo protagonista. Tutto inutile. Il risultato è sempre stato lo stesso, venti reti in diciotto partite sono una miseria che fa a cazzotti con quella voglia dichiarata di tornare a qualificarsi per la cassaforte rappresentata da una Champions League.
La società, per bocca della famiglia Friedkin (ma dove stanno?), da tempo gli ha dato garanzie che a gennaio avrebbe dato il semaforo verde ad almeno un paio di operazioni per supportare il reparto offensivo. Con Raspadori si è trovato l’accordo con l’Atletico Madrid, poi lo stallo. Al punto che a Trigoria si sta pensando anche a un piano B che potrebbe vedere uno scambio di prestiti con la Fiorentina, Baldanzi in viola, l’islandese a Trigoria (operazione che potrebbe andare in porto anche con l’arrivo di Raspadori). L’altro obiettivo dichiarato è Zirkzee. Tocca al ds Massara chiudere il più in fretta possibile. Il rischio è un Gasperini furioso (già lo è peraltro) e un patibolo che i soliti professori del nulla stanno già allestendo. Dimenticando i conti e il settlement agreement che la Roma deve rispettare con l’Uefa e che alla Roma servono «giocatori forti».
FONTE: La Repubblica – P. Torri











