Gatti fa piangere la Roma proprio all’ultimo sospiro e tiene in vita la Juve che, lo abbiamo capito, non muore mai. La squadra di Gasp ha sfiorato il successo con una partita quasi perfetta, è andata avanti due volte, di un gol (Wesley) e poi di due (Ndicka e Malen). E poi, si è buttata via, con il 3-3 finale sfuma l’ennesima occasione, non c’è verso di battere una pari-classifica, una big (solo tre pari fino a ora). Un’occasione buttata via: superare la Juve sarebbe stata la svolta per la stagione, per la classifica, per il morale, per tutto. Con più sette sui bianconeri, il piazzamento Champions sarebbe finito in cassaforte.
Sfuma l’aggancio al Napoli. Spalletti, invece, ora sorride e torna a sperare. Gasperini domina in lungo e in largo, Spalletti – fischiatissimo dall’Olimpico – resuscita con i cambi. Gasp estrae dalla tasca la mossa anti-Spalletti, una scelta filosofica. Ha un solo attaccante di cui si fida, Malen, e gli consegna le chiavi dell’attacco, pur correndo il rischio di fargli vivere una serata da lacrime e sangue, tutta corsa e spallate. Punta sui centrocampisti, e ne ha di buoni. Pisilli lo piazza su McKennie, Cristante su Koopmeiners, poi direziona Celik a sinistra per raddoppiare su Conceicao, con Rensch, e qui siamo alla sorpresa nominale, a destra sull’indemoniato Yildiz.
Se la gioca sull’agonismo, sulla forza, sapendo che la Juve, quelle poche risorse fisiche che ha, vista la notte lunga e amara di Champions con il Galatasaray, se le spende soprattutto nel primo tempo. E invece proprio nella ripresa, anzi nei secondi finali, emergono le sette vite juventine. Malen di occasioni ne respira davvero poche ma entra su tutte le azioni decisive. Cristante sbaglia qualche passaggio di troppo e su quelli, la Juve, costruisce un paio di ripartenze velenose, che portano al tiro prima Yildiz e poi David.
L’unica occasione degna di questo nome è nella testa di McKennie, che gira a lato di poco un cross di Kalulu, e lo juventino la ricorderà come l’unica cosa buona della prima frazione. Pisilli – che interpreta la partita in maniera perfetta sia quando ha la palla sia, e soprattutto, quando non ce l’ha – gli ruba il pallone due volte, con il primo, costringe Perin a una parata alla meno peggio e ispira l’occasione di Pellegrini, che arriva troppo in anticipo all’appuntamento; con la seconda manda in porta Wesley, che disegna un arcobaleno che parte dal vertice dell’area e finisce nell’angolino di Perin.
La ripresa si apre con un altro gioiello, stavolta la firma è di Conceicao. Che lascia partire un tiro preciso e potente su respinta della difesa della Roma. Non sono passati nemmeno due minuti e la Roma è costretta a ricominciare. Yildiz – che Lucio sposta nel ruolo di centravanti – sfiora la porta con un una rasoiata che esce di poco. Ndika raddoppia su dormita di Cambiaso in area: angolo a due tocchi, cross di Pellegrini e rete dell’ivoriano. La partita è definitivamente stappata, si capisce che può accadere di tutto, e infatti questo accade. Cristante pesca Malen, che si merita gli applausi tentando un colpo in rovesciata, ma il pallone viene solo ciccato.
E l’antipasto, perché l’olandese firma il gol che manda in tilt la Juventus. Protagonista Koné, bravo a pescare Donny sulla corsa, una sgommata sul povero Kelly, tocco sotto su Perin e l’Olimpico canta “vinceremo il tricolor”. Forse un po’ esagerato. Ma in quel momento, in effetti, sembrava tutto meraviglioso. Gasp a dieci dalla fine, fa uscire dal campo Cristante, non nella sua miglior versione, e Rensch, autore di un’ottima prestazione, per inserire El Aynaoui e Ghilardi. Ma i cambi non si rivelano all’altezza, funzionano meglio quelli di Spalletti. Celik sbaglia in area, legge male il cross di Zhegrova e si fa anticipare da Yildiz: la Juve accorcia con Boga. Il finale è di fuoco, con la squadra di Spalletti che le prova tutte, affidandosi a Gatti, abile nel gioco aereo. Proprio il difensore juventino – che sfrutta un’altra palla velenosa di Zhegrova beffando Ndicka e Svilar – farà piangere la Roma sull’ultima azione. Non è finita, ma tutto si complica, specie ora che tornano le coppe.
FONTE: Il Messaggero











