Non l’avrebbe detto nessuno e invece è successo. La Roma Femminile è campione d’Italia per la terza volta nella sua storia. Il 2-0 alla Ternana arriva al culmine di una rivoluzione trasformata in trionfo, un cammino che partendo da una posizione scomoda ha riportato questa squadra dove merita di stare. Eccome se lo merita. Non c’è nulla di più romanista di saper resistere nei momenti difficili, fare di necessità virtù e poi di venire fuori col carattere e stare più in alto di tutti, di nuovo, anche quando c’era da rinascere. La Roma ieri ha completato la rinascita (…).
L’atmosfera era di quelle speciali già da prima della gara, perché i sei punti di vantaggio sull’Inter a tre giornate dalla fine erano una certezza inequivocabile e i romanisti lo sapevano: il trionfo sarebbe arrivato a breve, molto probabilmente già in questo due maggio. Il risultato sugli spalti è stato uno spettacolo di oltre 2.400 persone tra sciarpe e bandiere e un sostegno costante alla squadra, anche quando il ritmo in campo non era dei più elevati.
Si sentiva tutta la voglia di riprendersi un posto a cui solo un paio di anni fa ci si stava quasi abituando e che poco meno di 12 mesi fa (…) sembrava lontano anni luce. Quel posto, quello dei tifosi che possono cantare “i campioni dell’Italia siamo noi”, ieri è tornato dove merita di stare, dalle bambine delle scuole calcio alle famiglie fino agli affezionati della prima ora. Sugli spalti, tra l’altro, c’era anche il ds romanista Massara, che è arrivato poco prima del fischio d’inizio e se n’è andato passando tra i tifosi già in festa dopo la fine della partita.
La sicurezza che avevano i romanisti e la sensazione di stare per portare a termine qualcosa di memorabile la avevano chiaramente anche le giocatrici in campo, contro un’avversaria in cerca di punti salvezza, piena di ex giallorosse, ma comunque meno forte delle certezze accumulate dalla Roma in questa stagione. In un primo tempo non propriamente esaltante, la squadra di Rossettini pressava bene mettendo in difficoltà le avversarie, ma sbagliava tanto in fase di costruzione e nelle scelte decisive. Giugliano al 24’ ha persino sbagliato un rigore guadagnato sugli sviluppi di un corner, ma Schroffenegger si è mossa troppo presto, Maresca ha fatto ribattere e la numero 10 ha colpito sbloccando il risutato.
Subita la rete, la Ternana ha provato a lavorare in ripartenza, le giallorosse hanno sostanzialmente mantenuto il controllo del campo, peccando però in ritmo e incisività. Non è mancata mai invece la solidità difensiva, con Antoine e Oladipo protagoniste assolute per tutta la gara e la canadese chiamata a impostare dal basso quando le avversarie bloccavano la linea di passaggio per Giugliano, regista designata della manovra. Un po’ poco coinvolte Haavi e Viens nei primi 45’, anche grazie alla resistenza delle avversarie, (…).
Si è andati all’intervallo sul risultato di 1-0 e quindi già da campionesse d’Italia, indipendentemente da quale sarebbe stato poi il risultato di Inter-Milan, giocata in contemporanea. C’era però da chiudere i conti il prima possibile per evitare di veder sfumare un finale tanto lieto sprecando il primo match point. Probabilmente è quanto si sono dette le giocatrici negli spogliatoi, perché a inizio ripresa la Roma ci ha provato di più e meglio. Già nelle ultime battute dei primi 45’ hanno iniziato a cercare la profondità tagliando il campo con dei filtranti dalle fasce, nel secondo tempo poi lì davanti tra Giugliano, Viens, Dragoni e Greggi hanno cominciato a dialogare e costruire buone opportunità, (…).
Al 55’ l’ex Roma Primavera Massimino ha stoppato sul più bello Viens che si era involata palla al piede dopo un doppio dribbling, negandole il raddoppio e la rete utile a dare un colpo forte alla partita e alle sorti definitive dello Scudetto. Un minuto dopo, opportunità ancora per Viens liberata dopo una bella azione e una verticalizzazione di Giugliano, ma stavolta la numero 7 ha colpito il palo con Schroffenegger battuta. Allora Rossettini ha aggiunto Rieke rilevando Corelli, ha alzato Giugliano sulla trequarti e dato maggiore fisicità e ordine al centrocampo, cose sempre garantite dalla tedesca in tutta la stagione di cui è stata grande protagonista.
Quando il raddoppio sembrava ormai maturo ma ancora non era arrivato, c’è stato un intervento al FVS che ha per un attimo gelato l’atmosfera del Tre Fontane. Al vaglio di Maresca e dei suoi colleghi un pestone di Thøgersen nell’area romanista: nulla da segnalare, niente rigore ma solo un brivido che forse ha dato alla Roma la spinta decisiva per chiudere la contesa. Al 71’ è arrivata l’azione valsa il raddoppio. Un capolavoro per coordinazione e movimenti, dalla palla allargata a destra su Thøgersen, il cross per il movimento dentro l’area di Viens, la geniale sponda all’indietro della canadese e il destro volante della solita Giugliano.
C’è davvero tanto della numero 10 romanista in questo Scudetto, perché non è soltanto la miglior marcatrice della squadra in campionato (…), della storia del club in generale oltre quella con più presenze, ma in questa annata ha preso più vicino a sé il ruolo da leader tecnica della squadra, lasciando il segno anche in momenti difficili e decisivi o dando regolarmente un’infinità di soluzioni tattiche alla squadra. La sua doppia firma di ieri ha tagliato le gambe alla Ternana che, pur tenendo botta in difesa con Pacioni e Massimino non ha mai creato più di tanto e col tempo ha perso lucidità nelle ripartenze che riusciva sporadicamente a proporre.
La Roma intanto, mentre Oladipo e Antoine continuavano a farla da padrone e Greggi faceva a sportellate a centrocampo, ha messo dentro tante forze fresche, andando anche vicina al terzo gol. La chance più grande è arrivata sulla testa di Dorsin che non ha concretizzato, ma come le altre subentrate ha portato a termine una buona prova, sull’onda dell’entusiasmo che cresceva ogni minuto che passava. Nel finale, il recupero del secondo tempo è durato ben oltre i sei minuti previsti per un infortunio occorso alla ex romanista Pirone parsa molto dolorante e costretta al cambio. Però ormai era soltanto questione di tempo fino al triplice fischio di Maresca che ha sancito aritmeticamente il trionfo nella Serie A 2025-26 con due giornate d’anticipo.
A quel momento storico è corrisposto un boato che gli oltre 2.400 tenevano dentro, cresciuto durante tutto l’anno della rinascita sulle ceneri di una stagione buia. E poi la festa sul campo. Le giocatrici quasi incredule a correre su tutto il prato verde circondate da un bandierone tricolore enorme usato a volte come mantello, altre come tappeto elastico per portare in trionfo una o l’altra compagna. Il gruppo avrà fatto avanti e indietro tra una tribuna e l’altra almeno quattro o cinque volte, mentre l’abbraccio dei romanisti riempiva il Tre Fontane. Perché dei tre vinti fino a oggi, il terzo Scudetto è il più particolare per come è arrivato, perché arrivare così in alto dopo una caduta forse è ancora più difficile ma di certo è ancora più bello se ci si riesce.
Anche affrontando tanti e diffusi infortuni importanti nell’arco della stagione, anche dopo aver rodato un gruppo squadra già a stagione in corso andando a tappare delle falle con il mercato. E poi c’è la beata, bellissima gioventù. Quella delle giocatrici in campo (…), e quella delle piccole tifose e tifosi sugli spalti, quella che è scoppiata in lacrime di gioia quando Baldi le ha regalato la maglia dopo la partita, o quelli che si sono sgolati pur di cogliere anche un saluto da Giugliano o una delle sue compagne.
Un trionfo nel presente che in qualche modo vuol dire futuro ma che prima resta ancora da vivere: ora 20 giorni per terminare formalmente il campionato e poi l’ultimo appuntamento della stagione, quella finale di Coppa Italia a Vicenza contro la Juve del 24 maggio. Con un’impresa compiuta valsa uno Scudetto e un altro trofeo per chiudere il cerchio e sancire definitivamente la rinascita della Roma Campione.
FONTE: Il Romanista – L. Frenquelli











