Finisce con un preziosissimo pareggio l’andata degli ottavi di finale di Europa League tra Bologna e Roma. Pari in tutto, nelle occasioni e nello 0-0 del primo tempo, nei gol del secondo (Bernardeschi e Pellegrini i protagonisti) e persino nei pali (di Lucumì nella propria porta e di Vitik in quella di Svilar, per non contare il paletto esterno di Malen ad inizio ripresa) che arricchiscono di rimpianti del post partita dei due allenatori.
Entrambi hanno recriminato qualcosa sulla conduzione arbitrale, ma viva la faccia di un direttore di gara (tedesco) che lascia giocare anche in maniera animosa i giocatori e non fischia ad ogni minimo contatto come fanno invece gli arbitri italiani. Per passare il turno ci sarà comunque bisogno tra sei giorni della spinta dell’Olimpico. Anche Italiano se n’è detto già preoccupato («sapete che ambiente troveremo») ed è giusto così: ieri il Dall’Ara si è infuocato ad ogni contrasto in campo, ma alla fine parliamo di 27000 spettatori (di cui un migliaio romanisti non romani), ma al ritorno saranno più del doppio e saranno un fattore.
Come si conviene in una sfida ad eliminazione diretta, la partita si è giocata con la cautela come prima consigliera. Un errore in questi confronti può essere decisivo e considerando certe disinvolte contrapposizioni difensive recenti delle due squadre è facile immaginare come i due allenatori abbiano chiesto ai loro giocatori alla vigilia di aumentare la soglia dell’attenzione: ma gli svarioni alla fine non sono mancati, da una parte e dall’altra. Così ne è discesa una partita piuttosto bloccata, incastrata in una serie di duelli individuali decisi secondo disposizione “geografica”.
Così al 433 di Italiano si è contrapposto il 3412 di Gasperini che ha mandato i due attaccanti di serata Malen (nel centrosinistra) e Zaragoza (nel centrodestra) rispettivamente sui centrali Casale e Lucumì, con Wesley altissimo su Joao Mario sulla nostra fascia sinistra e Rensch su Miranda dalla parte opposta, con Cristante trequartista a schermare le prime impostazioni di Freuler, play designato da Italiano, con Ferguson e Pobega mezze ali prese in consegna rispettivamente da Pisilli ed El Aynaoui (con Koné che è rimasto in tribuna per un affaticamento muscolare che non gli ha impedito di scaldarsi con i compagni nel prepartita, ad unirsi ad un lungo elenco di indisponibili con Soulé e Dybala oltre ai lungodegenti Dovbyk e Ferguson e allo squalificato Mancini).
In difesa Celik, Ndicka e Ghilardi (preferito inizialmente ad Hermoso) hanno messo la museruola a Rowe, Castro e Bernardeschi. La scelta strategica di Italiano è stata di tenere larghissimi i due esterni offensivi per costringere i due braccetti della difesa romanista a difendere molto distanti da Ndicka, con l’intento magari di sfruttare gli inserimenti lunghi dei centrocampisti.
In realtà il primo tempo è stato piuttosto bloccato e poche sono state le iniziative offensive concluse con delle finalizzazioni verso la porta. La prima è arrivata dopo neanche un minuto ed è stata curiosamente a favore del Bologna perché è nata da un calcio d’angolo tirato malissimo da Zaragoza, con Bernardeschi che è partito in un coast to coast stemperato all’ingresso in area da Ghilardi, ma poi Rowe ha provato a rimandare in porta lo stesso Bernardeschi che però non ha controllato bene il pallone e Svilar è riuscito a rientrarne in possesso.
Al 20’ si è affacciata la Roma in una tipica azione di transizione, con palla rubata da Cristante di tacco, assist per Malen che ha attaccato Lucumì aspettando l’inserimento alla sua destra di Zaragoza, poi ha servito il compagno con i tempi giusti mettendolo in condizione di battere a rete, ma il tiro in diagonale è uscito dallo specchio, per il primo rammarico di serata di Gasperini.
Al 39’ Svilar ha respinto un inserimento stavolta sul proprio piede destro di Bernardeschi, ma la vera parata il portiere della Roma sull’ex azzurro ha dovuto farla qualche minuto più tardi, al 44’, volando all’incrocio dei pali a deviare in angolo un gran sinistro a giro ben indirizzato. E sul corner successivo, proprio allo scadere del minuto di recupero concesso, una incornata di testa di Casale ha indirizzato il pallone verso Pobega in posizione isolata sul secondo palo, ma il tentativo di deviazione verso la porta è stato maldestro.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











