Un anno fa, proprio di questi tempi, Claudio Ranieri ufficializzava il suo futuro: “Sarò senior advisor e non so neppure bene cosa voglia dire”. Dentro quelle parole c’era già tutto, un ruolo che non era un ruolo: gli hanno cucito addosso l’abito da dirigente senza dargli la taglia giusta. Da ieri della Roma resterà solo un tifoso. Niente più consigliere della proprietà, di Dan e Ryan Friedkin che a Roma poco vivono e quindi di qualcuno dovevano pur fidarsi. E allora ecco l’idea Claudio, in carica ufficialmente dallo scorso primo luglio. Lui che aveva appena chiuso un campionato prendendo la Roma dalle macerie lasciate da Ivan Juric e portato la Roma a 20 minuti dal quarto posto in classifica, quella qualificazione Champions mai centrata dalla proprietà. Tanto che i Friedkin avevano pure insistito, convocandolo e riconvocandolo più volte: “Dai Claudio, resta sulla panchina”. E lui: “No grazie, scendo qui”. L’omaggio della Curva Sud, nel giorno dell’ultima partita all’Olimpico da allenatore, era stato da brividi. Un quadro, più che una scenografia. Una carezza a chi ha dedicato cinque vite alla Roma: la prima da giocatore, l’esordio in Serie A il 4 novembre 1973, lui nato a San Saba, un segno del destino. Le tre successive, tutte da allenatore, e poi eccolo da senior advisor. Forse a convincerlo, all’epoca, sarà stata la definizione in inglese: con Claudio funziona così, l’Inghilterra sarà sempre nel suo cuore, proprio li col Leicester ha scritto da tecnico una delle pagine più incredibile del calcio moderno, vincendo la Premier League. Tutti felici, apparentemente. Pensa un po: quando nel giugno scorso la FIGC decide di mandar via Luciano Spalletti pensa proprio a Ranieri per la Nazionale, tra il terrore dei tifosi romanisti che infatti esultano quando Claudio dice no all’azzurro.
E resta. Resta senior advisor. E sceglie Gasperini come allenatore, incontrandolo personalmente a Firenze dopo un corteggiamento durato mesi. Sembra amore. Si rivela un amore tossico. Presto vuol dire poche settimane. Le prime frizioni già l’estate scorsa, quando Gasperini comincia a lamentare la sua presenza di Ranieri nella quotidianità di squadra. Eccolo qui, il primo malinteso, misunderstanding con l’inglese di Claudio: è un senior advisor, non è un dirigente. I due si allontanano via via sempre di più. Il mercato portato avanti dal direttore sportivo Massara non soddisfa il tecnico. Che non vede di buon occhio i tanti personaggi che ruotano dentro e attorno allo staff tecnico e che sono di riferimento di Ranieri. Gli scontri più duri, poi, intorno alla gestione medica dei calciatori: anche qui, staff di fiducia di Ranieri e non visto di buon occhio dall’allenatore. A inizio febbraio il senior advisor interviene pubblicamente con un’intervista a difesa di Gasperini, ma i due troveranno il modo di dividersi persino sul rientro di Totti in società. Siamo alla guerra fredda. Fino alla bomba del pre Roma-Pisa, con Ranieri che parla di Gasperini come quarta scelta e di fatto pone un aut aut ai Friedkin. È la mossa che irrita la proprietà, che pure prova a ricucire. Ma non si può. Da oggi Trigoria sarà di Gasperini. E Claudio, forse, si godrà finalmente la sua Rosanna, ottima cuoca, nella casa ai Parioli.
FONTE: Il Corriere della Sera











