Chi pensa sarà una gara facile non venga allo stadio. Questa settimana è andato tutto troppo bene per capire che il rischio è alto: i minuti di recupero di Parma; la finale di Coppa Italia; l’Europa League già presa; il rischio Conference scongiurato; noi per la tredicesima stagione di fila in Europa, loro per la seconda consecutiva casa; la Sud più grande della Prefettura e della Lega; la Roma al fianco della Sud; la Sud sì e la Nord no (…); la domenica sì e il lunedì no; (…); la parola d’onore di Sarri subito disattesa… Già le ultimissime dai campi con il dubbio Koné fanno capire come tutto può cambiare…
(…).La garanzia, oltre quella di avere tutto lo stadio per Te (…) è che la squadra in questa stagione ha sempre fatto quello che un qualsiasi tifoso chiede alla sua squadra: la seria. La Roma non ha mai steccato in distrazioni, superficialità, pressappochismo, le cose veramente imperdonabili per chi ci tiene. Forse c’è il secondo tempo di San Siro con l’Inter da rivedere, ma davvero pare l’eccezione che conferma la regola di Gasperini: dare tutto. Sempre. Non in ogni partita, ma in ogni allenamento. Non in ogni allenamento; ma in ogni contrasto. Non in ogni contrasto, ma in ogni pensiero: tutto dev’essere dedicato alla Roma.
Se ci fosse un ultrà ad allenarla credo che come comportamenti farebbe alla stessa maniera. Certo io non ce la farò mai a guardare, o a non guardare, un rigore al 96’ con il sorriso sul volto che manco il Pescatore di De André (…) però è esattamente questa la promessa più bella del futuro: un tecnico che non solo si prende le responsabilità, ma che se le cerca, che viene dalla super comfort zone di Bergamo ad abitare la sfida più grande e difficile possibile: Roma; a cui nessuno ha chiesto nemmeno la Champions a cui lui invece non ha smesso di crederci nemmeno quando stava più vicino al settimo posto che al quarto.
Uno che vuole i giocatori forti e li chiede, e lo dice prima, che non solo non se li cerca, ma si decostruisce gli alibi. E tutto questo al primo anno, con parte della società contro, senza feeling con un diesse che era comunque arrivato a fine giugno e con uno staff medico che non ha saputo riconoscere un menisco rotto nel ginocchio di Dybala: come non vedere uno scarabocchio su una scultura bianca di Canova. Roma devi giocarla da Roma e basta. (…).
FONTE: Il Romanista – T. Cagnucci











