Il 22 luglio a 40 gradi a mezzanotte non qualcuno, ma diecimila persone nei vicoli di Roma hanno cantato più di una canzone. Non è stata la sera dei miracoli perché accade ogni anno e accade ogni anno perché succede ogni giorno da un po’ di tempo: l’altro ieri erano 99 anni. Conteggio di un’anagrafe partito dal momento in cui finalmente è stato registrato per questa città il nome, il simbolo, i colori, la sua laica religione.
Il miracolo di essere romanista è quello che c’è sempre, da prima che questo sogno chiamato Roma avesse ufficialmente la sua squadra. L’Associazione Sportiva Roma è stata solo la formalizzazione di un sentimento pre-esistente, l’amore per questa città, che è stato e che sarà sempre più forte di ogni moda, di ogni stile, di qualsiasi dress code e tornaconto. La Roma si ama. Si tifa. Con un fazzoletto, con un disegnetto giallorosso. Con un bandierone. Con uno striscione. (…).
C’è la Lupa sopra tre lettere: ASR. L’acronimo che s’incrocia: le tre lettere sono sempre state legate, intrecciate, come dei filamenti di DNA a significare l’unione da cui nasce – (…) – l’Associazione Sportiva. Sopra tutti gli intrecci e i destini del mondo c’è la Lupa simbolo di Roma che allatta i gemelli, Romolo e Remo: il buono e il cattivo, il bene e il male. La Roma è sopra a qualsiasi sopra, questo racconta la sua prima ecografia, una morfologica perché la prima immagine di questa squadra scattata dalla storia è questa, in una spilletta che portava il suo fondatore Foschi.
Il 22 luglio ‘26 a mezzanotte c’erano ragazzini e 80enni, ultrà e tifosi “normali”, turisti, e persone che cantavano dalle finestre. Il 22 luglio ‘26 c’era quello che c’era il 22 luglio del 1927: il popolo. Più di Dybala (t’adoro), Candela e Rizzitelli (40 anni in tre), della nuova maglia, dei 99 anni, il 22 luglio c’era il popolo. E nessuno pensava a Summerville, ma, pensa te, festeggiava la Roma. (…).
FONTE: Il Romanista – T. Cagnucci











