Un gol di testa di un piccoletto. Il talento non si misura in centimetri, nemmeno l’istinto, la personalità, la sfrontatezza. Mora ha la faccia tosta, e ci piace: vola in aria, stacca, segna, sogna. La Roma e Gasp con lui: gol. Il ribaltone contro il Cagliari porta la sua prima firma, dopo aver segnato all’alba del campionato a Lecce. Mora sta pian piano prendendosi il suo spazio nella Roma, faticando un po’: è giovane, esile, deve crescere ancora. Di una cosa è in possesso e nessuno gliela toglie: il talento.
L’altra sera maluccio a destra, molto bene quando è stato spostato a sinistra. Gasp è l’allenatore ideale per lui, che sta facendo il percorso di Soulé, il quale aveva subito il peso della cifra investita per lui. Quel peso che ora sta pesando per i 50 milioni per il talentino portoghese. Non è facile farsi largo tra questo Soulé, la storia di Dybala e in più Pellegrini, che Gasp ha voluto fortemente trattenere. Mora ha doti che piacciono al tecnico, che lo ha definito una «mina vagante». Aggiungendo poi: «Ho la fortuna di vederlo in allenamento.
Lui è giovanissimo, deve formarsi al livello fisico per tenere i novanta minuti. Il gol di testa, nonostante la statura, ne è una dimostrazione». Segnali che il tecnico coglie e ora Rodrigo ha la possibilità di riprendersi una maglia con maggiore continuità. Serve un’altra spinta, o a Udine o a Manchester, nelle due partite in cui mancherà Dybala. Mora, da quando è nella Roma, è stato in panchina solo due volte, contro Inter e Como, partecipando a tutte le altre gare. Due i gol segnati fino a questo momento, più un assist nella sfida contro il Real Madrid. Ci ha provato Soulé a ritagliarsi il ruolo di erede e ora tocca a Mora. La Roma ha investito su un giovane, ma non un inesperto: viene da 80 presenze e 16 gol con la maglia del Porto. Quindi, giovane sì, ma non uno da iniziare.
E oggi si gode il suo ingresso tra i grandi. Con un sorriso, con una battuta: «Non segno tanto di testa, ma qualche volta gli avversari dimenticano il giocatore più basso. Quindi riesco a trovare lo spazio. Il futuro? Sogno di essere un giocatore chiave e aiutare la squadra quando ne ha bisogno. Per me giocare a sinistra è meglio, lo stesso vale per Soulé. Ma gioco ovunque io serva». Anche partendo dalla panchina. «Tutti i giocatori vorrebbero essere titolari». Basta crederci e saper aspettare.
FONTE: Il Messaggero











