
TRA EX E GOL – Di quella famiglia Di Francesco si è portato dietro due ragazzi che ha plasmato e cresciuto, Pellegrini e Defrel. Il primo oggi sarà in campo, il secondo è ai box da oltre un mese. «Pellegrini lo considero un titolare, è uno di grandissima prospettiva anche per la Nazionale – continua Di Francesco -. È in continua crescita, come personalità in campo ed in allenamento. Defrel è stato invece sfortunato, pur creando tante occasioni non è mai riuscito a far gol. Volevamo recuperarlo, ma ha preso una botta esattamente nello stesso punto dove l’aveva presa con il Genoa». Ci sarà tempo, anche perché nel frattempo sta aumentando i giri Patrik Schick, nonostante l’errore con la Juventus. «Sbagliare un gol al 94′ contro la Juve pesa enormemente e lui deve trovare la forza di superare questo momento. È il giocatore a cui oggi sono più vicino. È un capitale del club, un giocatore forte, di qualità. I gol li sbagliano anche i grandi campioni e lui grande campione ancora non lo è. Ma non è che non abbiamo pareggiato con la Juve per colpa di Schick».
IN CAMPO – Vero, anche se poi oggi la Roma non ha altra strada che non sia la vittoria. E per raggiungerla, bisogna trovare concretezza in fase offensiva. «Iachini è un martello e ha dato solidità ad una squadra che prendeva troppi gol – insiste DiFra – Noi dobbiamo solo vincere, non abbiamo altro obiettivo. E stavolta mi accontenterei anche di produrre qualcosa in meno e di segnare di più, come succedeva prima». E forse è anche per questo che sta pensando da un po’ al 4-2-4 come qualcosa più di una semplice alternativa. «È l’unico modulo che considero alternativo al 4-3-3, quando voglio cambiare gli equilibri di una partita utilizzo quello per riempire l’area con giocatori abituati a fare gol. Nella testa ci può stare anche di modificare qualcosa, di utilizzare il 4-2-4 anche dal via. Ma è l’unica alternativa, al 4-2-3-1 non ci penso, non mi piace». La chiusura è su Nainggolan («Ha grandi qualità, ma può migliorare nell’attacco alla porta») e sul mantra del «vincere». «Non credo che qui si abusi di questa parola. Anzi, a livello motivazionale è una parola che mi piace. L’importante è non dover vincere a tutti i costi ma tramite una mentalità e un’idea. Imparando dagli altri, avendo determinazione e cattiveria agonistica che non sempre abbiamo. E che invece ha la Juve». Già. Ma oggi c’è il Sassuolo. Serve vincere, cuore a parte.










