
Il crollo verticale nella ripresa accende la spia della forza atletica, anche se alla Roma cercano sempre di nascondere tutto con l’alibi della mentalità. A questa squadra mancano le gambe da settimane, altro che psicologia. Spalletti può consolarsi con un gran finale, che porta al pareggio di Vecino (colossale buco di Fazio) e che vede l’Inter creare occasioni su occasioni, santificando uno straordinario Alisson. Eppure la Roma aveva controllato a lungo la gara, con un pressing alto guidato da Strootman, ottimo esperimento davanti alla difesa, visti gli infortuni di De Rossi e Gonalons. Un 4-1-4-1 inedito, con Gerson e Nainggolan a scambiarsi spesso la posizione. L’Inter è costretta a cambiare, dal 4-2-3-1 al 4-3-3, con Gagliardini (pessimo) centrale e Borja Valero e Vecino mezzali per coprire meglio il campo. La mossa funziona per un quarto d’ora ma non può limitare i gravi limiti dinamici.
Non è gara per palati raffinati, visto che le occasioni nascono sempre per errori avversari e mai per giocate pulite. Però non è mai noiosa e i colpi di scena sono tanti. Handanovic sbaglia un rinvio e Gerson non serve Dzeko solo davanti alla porta; Fazio non fa scattare il fuorigioco e Icardi tira male; l’Inter perde un altro pallone in disimpegno e Pellegrini spreca un tiro facile dal limite; Florenzi non riesce a contenere Perisic e quando il croato ha una clamorosa occasione si fa ipnotizzare da Alisson. Anche il gol che manda in vantaggio i giallorossi è sui generis. Il rilancio di Alisson viene bucato da Santon e diventa un assist per El Shaarawy, che è bravo a saltare Handanovic con uno scavetto.
Nella ripresa Spalletti si gioca la carta Brozovic e si mette a specchio, con Borja Valero davanti alla difesa. La Roma crolla fisicamente e Di Francesco chiude con un 5-3-1-1 che trasforma l’area giallorossa in Fort Apache. Il pareggio di Vecino arriva meritato ma i limiti delle due squadre restano.










