
Per esempio, due anni fa il bilancio civilistico segnava un -14 milioni divenuto un attivo di 5 milioni per la Uefa. Ecco, la stessa stagione può essere presa come metro di paragone. La Roma anche allora si qualificò agli ottavi di Champions, aveva un rapporto costi-ricavi pressoché identico, con sei milioni di ricavi in meno nel primo semestre (118 milioni contro i 124 attuali) ma anche sette milioni di costi in meno (102 a 109). La squadra fu eliminata dal Real nello stesso turno in cui la Juve cadde col Bayern e la Champions fruttò 77 milioni di euro, mentre adesso la cifra già messa a bilancio è di 47.8 milioni, col resto che verrà contabilizzato nel prossimo semestre e dipenderà proprio dal cammino delle due squadre nel torneo. Nell’esercizio 2015/16 il club giallorosso ha ceduto in estate Romagnoli, a gennaio Gervinho e Destro, il giugno successivo Pjanic per un totale di 77.4 milioni di plusvalenze e +64 milioni nella gestione parco calciatori.
Ad oggi, invece, ha realizzato minusvalenze con Iturbe, Doumbia, Zukanovic e Moreno per un totale di -6.4 milioni e plusvalenze minime con Mario Rui e Vainqueur: 2.4 milioni. La cessione di Emerson a gennaio ha portato però altri 18 milioni di plusvalenza che verrà conteggiata nel prossimo semestre: a grandi linee e al netto dei ricavi incalcolabili (sponsor e Champions) si può dire che la Roma di certo dovrà vendere un altro big a giugno. Gli indiziati sono Alisson (che Pallotta vorrebbe tenere), Manolas, Nainggolan, Strootman, Pellegrini e Dzeko. Meno soldi servono subito, più margine di trattativa avrà Monchi che, in ogni caso, vuole rivoluzionare la squadra. Perché guadagna troppo – è salito il costo del personale e sulla semestrale pesano i bonus già pagati per gli ottavi di Champions – rispetto a quanto rende. E Pallotta, oltre alla sua seconda ricapitalizzazione fissata dal cda a 115 milioni, ne ha versati altri 12 di finanziamento.










