La Roma accelera, spinge, prova lo strappo. E stavolta il segnale arriva direttamente dall’alto: Dan Friedkin ha acceso il semaforo verde per l’operazione Alajbegovic, il talento bosniaco che sta infiammando mezza Serie A e che entro la fine di maggio scioglierà definitivamente le riserve sul proprio futuro. A Trigoria il messaggio è chiaro: anticipare tutti, piazzare subito un colpo pesante da consegnare al prossimo bilancio e soprattutto all’ambiente giallorosso. Un’operazione strategica, tecnica e simbolica. Perché dietro il nome di Kerim Alajbegovic c’è molto più di un semplice investimento: c’è l’idea della nuova Roma. (…). La Roma invece si muove. E lo fa con decisione, convinta di avere un vantaggio che nessun’altra concorrente può realmente garantire: un posto da titolare immediato. Una prospettiva che pesa eccome per un ragazzo di diciotto anni che vuole giocare, crescere, diventare protagonista.
E poi c’è la carta Pjanic, tutt’altro che marginale. Miralem si è mosso in prima persona, lavorando da intermediario silenzioso ma influente. Una settimana fa era nella Capitale insieme al padre del giocatore: visita a Trigoria, incontri, colloqui, sguardi lunghi sul futuro. Un summit importante, quasi esplorativo, ma che ha lasciato sensazioni molto positive dentro la Roma. Si è parlato del progetto Friedkin, della continuità tecnica, del ruolo centrale che il club immagina per Alajbegovic. E soprattutto di Gasperini. Già, perché uno dei punti che più intriga il talento bosniaco è proprio la prospettiva di lavorare con un allenatore capace di trasformare giovani di talento in giocatori veri, completi, devastanti. Risolta la situazione Ranieri e confermata la fiducia a Gasp – (…) – adesso la Roma non solo è in corsa, ma è anche una candidata importante nella corsa a Kerim.
L’attaccante, oggi al Salisburgo, è stato riacquistato dal Bayer Leverkusen per otto milioni. Ma il suo destino sembra già scritto e lontano dalla Germania: servono tra i 25 e i 30 milioni per convincere il club a lasciarlo partire. Una cifra enorme per un diciottenne, ma che racconta il valore percepito attorno a uno dei talenti più luminosi del panorama europeo. L’affare resta complesso, ma la Roma sente che può essere il momento giusto per osare. Perché Alajbegovic rappresenta esattamente il tipo di operazione che Friedkin vuole costruire: giovani forti, futuribili, ma già pronti a incidere. (…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi
22.04.2026 08.17 – Un’Ala in più per Gasp. E che Ala. La Roma cerca l’affondo, cerca la sorpresa, cerca quel colpo ad effetto che possa chiudere le tensioni interne e mettere d’accordo tutti. Un nome, un predestinato: Kerim Alajbegovic. Metti un pranzo sotto al sole primaverile di Roma tra Miralem Pjanic e Semin Alajbegovic, il papà del diciottenne. Poi una passeggiata tra le meraviglie della Città Eterna. È una scenografia perfetta per un affare che può cambiare il futuro. Pjanic conosce Roma a memoria, la respira. Accanto a lui un ospite speciale, il padre e agente del talento bosniaco che ha stregato mezza Serie A con le sue giocate contro l’Italia. Un tour, sì. Ma soprattutto un impegno di mercato. Il diesse Massara ha affondato il colpo. Incontro diretto, faccia a faccia, per portare avanti un’operazione che la Roma vuole trasformare in priorità. Perché su Alajbegovic c’è la volontà chiara di anticipare la concorrenza di Napoli e Milan. La mediazione di Pjanic non è nata ieri. I primi contatti risalgono a fine marzo. Far vedere Trigoria, raccontare il progetto Friedkin, spiegare perché la Roma oggi è un laboratorio di crescita, con Gasperini pronto a trasformare il talento in rendimento. Un racconto concreto, non promesse vuote. Anche perché sul tavolo ci sono numeri chiari.
L’ingaggio non spaventa: base sotto il milione di euro, con una crescita progressiva tra bonus e parte fissa. Il nodo vero è il cartellino. Kerim Alajbegovic gioca nel Salisburgo ma è stato riacquistato dal Bayern Leverkusen per otto milioni. Con una valutazione che oscilla tra i 25 e i 30 milioni. Una cifra importante, che accende l’interesse di club in tutta Europa. Per questo il padre sta continuando il suo giro: Inghilterra, Spagna, Italia. La Roma è stata la prima a muoversi in Serie A, ma non sarà l’unica: Napoli e Milano (sponda rossonera) potrebbero essere le città del nuovo giro “turistico” di Semin e Pjanic. Eppure qualcosa si è acceso nella Capitale. Un’ala pura, ambidestra, elettrica. Rapido, feroce nell’uno contro uno, con un istinto naturale per l’area di rigore. Dodici gol e quattro assist alla prima stagione tra i grandi, a soli diciotto anni. Gasperini lo ha osservato, studiato, apprezzato. La Roma cerca proprio questo. Giovani, ambizione, futuro. E in mezzo a una passeggiata romana, tra storia e bellezza, può essere nato qualcosa di molto più grande: un’idea concreta, un progetto, forse un colpo. Alajbegovic è un diamante ancora da levigare, ma già abbastanza brillante per far sognare.
FONTE: Il Corriere dello Sport
10.04.2026 10.17Kerim Alajbegovic non ha ancora smesso di far impazzire l’Italia. Ci era riuscito già un paio di settimane fa con la sua Bosnia, giustiziera degli azzurri nei playoff di qualificazione ai Mondiali, e ci sta riuscendo ancora oggi, con il suo nome finito sui taccuini dei top club di Serie A. Due, in particolare, gli hanno messo gli occhi addosso e hanno concretamente iniziato a sondare il terreno con l’entourage: Milan e Roma. (…)
Una certezza che vale come premessa: il bosniaco cambierà casacca già alla fine di giugno, perché un accordo di trasferimento è stato finalizzato lo scorso 27 marzo con il rientro al Bayer Leverkusen; le Aspirine hanno, infatti, esercitato il diritto di riacquisto dal RB Salisburgo per 8 milioni di euro, facendo firmare al ragazzo un contratto quinquennale a partire dal 1 luglio 2026. (…)
L’interesse del Milan per Alajbegovic apre a riflessioni interessanti sul prossimo futuro. Il classe 2007 nasce come esterno sinistro, è un ala rapida, dal dribbling secco, a cui piace partire da sinistra per accentrarsi sul destro; può giocare, però, anche dall’altro lato, mantenendo il binomio fascia-piede, o da seconda punta, quindi in appoggio ad un attaccante centrale. (…)
FONTE: Il Corriere dello Sport – A. Gioia











