Ma chi è più forte, Malen o Lautaro? Lo sapremo, forse, alla fine delle loro carriere, ma già la partita di oggi potrebbe suggerirci una prima indicazione. Più facile rispondere a un’altra domanda: quei due fenomeni potrebbero giocare insieme? Sì, potrebbero, per una serie di ragioni: sono due fenomeni, appunto, non sono soltanto due grandi centravanti ma soprattutto due grandi giocatori d’attacco, poi perché ci sarebbe da divertirsi a vederli mentre si scambiano la palla e infine perché sono due che non si fermano mai. Può darsi che Roma-Inter non si traduca solo nel duello Malen-Lautaro, ma senza la sfida dei centravanti questa partita perderebbe tanto, perfino troppo.
Partiamo da un dato oggettivo, le reti. Da quando ha debuttato in Serie A (…), Malen in campionato ha firmato 20 gol in 22 partite, nello stesso periodo Lautaro è arrivato a 9 ma con sole 13 gare. La media premia leggermente il romanista, un gol ogni 86 minuti contro i 101 del centravanti campione d’Italia, che nel finale della stagione scorsa ha avuto qualche problema fisico.
L’attacco delle due squadre è differente già nell’impostazione, Malen ha i suoi ispiratori ai fianchi, due trequartisti, Dybala, Soulé o Mora; Lautaro fa coppia con Thuram o con Pio Esposito ed è lui, partendo alle spalle di chi gioca, a ispirare la vera prima punta. Malen e Lautaro hanno la stessa capacità di indirizzare nel canale più libero la parte finale dell’azione, hanno in dote una sensibilità tattica che li contraddistingue dai centravanti classici.
Quando la difesa avversaria è intasata, il romanista esce dalla linea avanzata, si sposta su una fascia, a volte arretra a metà campo e libera spazi. Contro la Fiorentina ha portato Dragusin, il suo marcatore, a spasso per l’Olimpico. Malen fa questo movimento quando ne vede la necessità. Lautaro lo fa a prescindere, è il suo compito, quello che gli riesce meglio, lega il centrocampo alla punta, sguscia in molte zone della metà campo avversaria e così fa saltare le marcature previste, non sai mai se va controllato con un difensore o con un centrocampista.
A volte viene da chiedersi perché l’argentino debba arrivare in area di rigore partendo da fuori, con un grammo in meno di lucidità e freschezza, visto che quando è dentro a quei 16 metri è un’iradiddio, proprio come Malen. Lautaro è più potente, più sciabola che fioretto, il contrario del giallorosso, che comunque quanto a forza fisica non scherza. Non sono due giganti, nessuno dei due arriva ai 180 centimetri (…), ma il tempismo permette ai due di annullare la differenza di statura con i difensori. Sulla tecnica è impossibile scegliere, il pallone è coccolato dai loro piedi.
FONTE: Il Corriere dello Sport – A. Polverosi











