È vero, c’è un problema di rimonte subite. Era capitato a Istanbul contro un Fenerbahce tutt’altro che irresistibile. Era capitato contro il Real Madrid e, poi, alla fine un pareggio con tanti rimpianti. È ricapitato nell’ormai maledetto Old Trafford di Manchester, un primo tempo dominato, due reti di vantaggio e, pure qui, un’altra sconfitta oltre i confini della realtà. È vero, c’è un problema di rosa corta. Che, da qualche settimana, è ancora più corta perché in infermeria ci sono Svilar, Dybala, Koné, Pellegrini e, come se non bastasse, a Manchester si è fermato pure il secondo portiere Gollini e anche Rensch. Con questo numero di giocatori, all’ottava partita di un ciclo di nove in ventisette giorni, pesa anche un fattore stanchezza.
È vero, c’è un problema di personalità. La Roma è una squadra giovane in diversi elementi e questo vuole dire mancanza di esperienza in certi stadi contro squadre che sanno come sfruttare i vantaggi del caso. È vero tutto quello che vi pare. Ma se si vuole fare un’analisi onesta su Manchester, non si può non partire dal calcio di rigore che, di fatto, ha riaperto una partita che nel primo tempo era stata dominata dai giallorossi. Un rigore inesistente.Inventato dal signor Gil Manzano che l’Uefa ha mandato a dirigere la Roma nelle sue prime due trasferte del girone di Champions. È stato un disastro. Il tutto nel silenzio generale o quasi. Compreso quello della Roma. Ma non sarà che la prossima sentenza dell’Uefa sul settlement agreement legato al fair play finanziario abbia consigliato alla società di tenere un profilo basso? Altrimenti non si spiega dopo l’ennesimo scempio europeo subito dalla Roma e dai suoi tifosi.
FONTE: La Repubblica











