Roma-Atalanta è terminata 1-1. Come Ranieri–Gasperini, in fondo. Le bordate del dirigente giallorosso a inizio settimana, le lacrime del pareggio dell’allenatore alla fine. Antonio Percassi, commosso, ha telefonato al suo ex mister venerdì sera. Nel mezzo l’assordate silenzio della proprietà americana. Forse l’appello più saggio è stato steso dai tifosi in Curva Sud: “La Roma è una cosa seria”. Cioè, l’invito a mettersi al lavoro per sciogliere i nodi e progettare un futuro degno della storia del club. Intanto sono arrivati fischi amari, perché è fallita la missione della serata: approfittare dello scivolone del Como per scavalcarlo e agganciare provvisoriamente la Juve al quarto posto. È riuscito solo l’aggancino a Fabregas, mentre oggi Spalletti può volare a +5, a 5 giornate dal termine. Ieri una difficoltà in più: un superbo Carnesecchi che ha parato tutto, a cominciare da Malen e ha tenuto viva un’Atalanta che, dopo il vantaggio iniziale, ha pensato soprattutto a difendersi e a speculare, lontana dalla versione arrembante gasperiniana: 2 tiri in porta, nessuno nel secondo tempo ed una squadra distratta dal pensiero della Coppa Italia.
Futuro Penalizzato dal risultato, Gasperini, acclamato all’annuncio delle formazioni, ha preso atto una volta di più di cosa serve a questa Roma. Le idee e le linee di gioco ci sono e funzionano: 19 tiri, 9 nello specchio, il 64% di possesso nel primo tempo. In questi mesi, Gasp ha costruito la scatola giusta, ora bisogna riempirla di giocatori che esprimano più qualità di Rensch, Celik ed El Aynaoui. Non si vive di solo Malen. Abbiamo visto come si è rimpicciolita l’Inter senza Lautaro, Calhanoglu e Dumfries. Con Dybala (non segna da ottobre), Koné e Soulé (non segnano da gennaio) sempre presenti, la prospettiva Champions non sarebbe l’utopia che appare oggi. Scappa la Dea Tra due squadre che si specchiano e si marcano a uomo, l’equilibrio può saltare per una giocata o per un errore. La seconda. El Shaarawy azzarda un passaggino sgrammaticato in orizzontale che Hermoso non controlla. De Roon manda in rete Krstovic. Non bastava la settimana di passione. Partita in salita dopo soli 12 minuti. Solo Soulé zampilla qualità a destra e mette in difficoltà il macchinoso Kolasinac.
È dell’argentino il primo pericolo serio: Carnesecchi vola (18′). Il portiere diventa protagonista. Al 24′ El Shaarawy serve un cioccolatino a Malen, a un passo dalla porta. Tutti si aspettano che se lo mangi senza neppure scartarlo. Un cannibale che ha segnato 10 gol in 12 partite… E invece il guardiano della Dea vola come un angelo e disinnesca l’olandese (24′). Malen sbuffa dalle narici e carica poco dopo, ma Carnesecchi chiude ancora sul primo palo. L’Atalanta fatica a ripartire. Male De Ketelaere, meglio Raspadori, generosissimo in copertura. Serve un mezzo suicidio dello spettrale El Aynaoui (palla persa) per consentire a Ederson di arrivare fino in fondo e sprecare un mezzo match-point (33′). Il pareggio di Hermoso, assistito dal Rensch, arriva al 45′ consacrato dai numeri del primo tempo: 8 tiri a 3, 6 in porta a 2.
Palladino pensa anche alla semifinale di Coppa Italia, mercoledì, e ne lascia tre in spogliatoio (Scalvini, Kolasinac, CDK). Poi toglie anche Bellanova, spento, per Bernasconi. I cambi di Gasperini tirano invece a incattivire la fase offensiva con quel poco che ha a disposizione: dentro l’acciaccato Pisilli e il giovane Venturino, più tardi anche Robinio Vaz, con Malen arretrato a sostegno. Anche il secondo atto lo recita soprattutto la Roma che sfiora più volte il vantaggio.
Malen invece prolunga la sua sfida personale con Carnesecchi e lo fa lavorare anche al 18′. Hermoso, che ci ha preso gusto, sfiora il secondo gol personale al 22”, di testa, e, sempre di testa, manda a rimbalzare sulla traversa un pallone velenoso che stava per beffare l’ottimo Carnesecchi (29′). Qualche interessante puntura laterale di Venturino, ma il pareggio non si schioda. (…) Alla fine della partita la Roma si avvicina alla Sud, riceve in cambio fischi, per l’amarezza di un sogno Champions ormai ridotto a un lumicino. Gasperini invece sembra soddisfatto della prestazione. Al fischio finale, applaude ed entra in campo per stringere la mano ai suoi uomini e per salutare quelli dell’Atalanta: il suo presente e il suo passato. Per il futuro, bisogna attendere.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











