Roma non è Bergamo. Lo dice il tecnico romanista: «Qui a Trigoria ho dovuto adattarmi di più rispetto al passato». dicono i risultati: se l’Atalanta di Gasperini partiva spesso a rallentatore per spaccare il campionato in corso d’opera, la Roma sta facendo l’opposto: un inizio sprint — «è giusto sognare», raccontava l’allenatore quando guidava il campionato — seguito da una serie di brusche inchiodate, sparse lungo un tragitto che ora ha qualche buca di troppo: quella di Como è la decima sconfitta in ventinove partite di Serie A. La Roma non sbatteva tante volte in così poco tempo da tredici anni. Ma le risposte ai problemi non vanno cercate in panchina:
Gasperini fa quel che può (…) con quel che ha: un solo, vero attaccante (…). L’ha detto in ogni modo, da subito: «Siamo in ritardo», il primo avvertimento durante il ritiro estivo. «Avevamo la necessità di fare qualche acquisto in più», il verdetto d’inizio campionato, dopo il mercato.
Una sentenza che ritorna dopo la sessione invernale: «L’emergenza resta». La crisi non se n’è mai andata, in realtà. L’ha mascherata lui, a colpi di genio. O di «adattamento», come preferisce l’allenatore. «Lo stiamo facendo bene», prosegue. Ma «in attacco non posso fare sempre i cambi voluti». Perché non ci sono alternative: il baby Robinio Vaz è sempre disponibile, ma deve ancora crescere. In sintesi, la Roma si gioca l’accesso diretto in Champions e la qualificazione ai quarti di Europa League con una sola carta in mano: all-in su Malen. Nessuna diversificazione. Il risultato? Quando sbaglia l’olandese, Gasperini perde tutto. Un paradosso: nel girone di andata, lì davanti, il tecnico aveva l’imbarazzo della scelta: Dovbyk, Ferguson, Dybala falso centravanti. Senza dimenticare Soulé. Di questi, adesso, non c’è più nessuno. Certo, prima il gol era un miraggio, però la difesa teneva. Ora si fatica, davanti e dietro. Un rebus da risolvere in poco tempo: giovedì la Roma ospita il Bologna nel ritorno degli ottavi di Europa League. Gasperini cerca un rimedio lampo, riconsegnando le chiavi delle retrovie a Ndicka (…). Ma i dubbi restano per l’attacco: dietro a Malen — vista l’assenza di Soulé — pronti Zaragoza e Pellegrini.
FONTE: La Repubblica – N. Maurelli











