Adesso sì, è la Roma di Gasperini. «Mi rivedo in ogni concetto di gioco di questa squadra», ha ammesso il tecnico dopo il pokerissimo che la sua Roma ha rifilato all’Udinese. Il creatore che si riconosce nella creatura, plasmata nell’anno abbondante passato a Trigoria. È una Roma che corre forte, seguendo i dettami del suo allenatore, indipendentemente dagli interpreti in campo. L’ha dimostrato in questo ciclo di gare ravvicinate, che si chiuderà tra domani e sabato con le sfide a Manchester United e Sassuolo, quando il turnover da vezzo è diventato necessità, complice un’infermeria piuttosto piena: Svilar, Koné, Pellegrini, Dybala e, fino a poco fa, anche Cristante out. Nonostante le rotazioni, i concetti espressi sono rimasti intatti, con la Roma che scende in campo per segnare tanto e, forse, proprio il match di Udine ha mostrato come i giallorossi conoscano solo questa filosofia.
Nessuna gestione, quando i ritmi sono calati l’Udinese ha segnato due gol, solo la costante ricerca della porta avversaria. Un’attitudine che ha reso quello della Roma il miglior attacco del campionato, con 28 gol in 10 giornate: media di 2,8 reti ogni 90’. Merito di Malen, certo, ma la banda di Gasperini è una cooperativa del gol, con altri 11 marcatori oltre all’olandese in serie A: 14 i marcatori diversi contando anche la Champions. Anche l’occhio, poi, vuole la sua parte, come sottolineato da Gasp: «I gol che facciamo sono spesso di ottima fattura, arrivano dopo belle azioni. Un altro bel segnale, di un gruppo in fiducia, tutti sanno di poter essere incisivi lì davanti».
Roma bella m’appare, cantava Gabriella Ferri pensando alla città, ma ora è la squadra, che della Capitale porta nome, colori e simbolo, a incantare. Non una novità nella storia del club. La Roma, però, non ha mai segnato così tanto in un inizio di stagione. Il bottino da 28 gol in 10 turni, infatti, è un record assoluto per i giallorossi da quando la serie A è a girone unico: solo nel 1928-29, nella Divisione Nazionale, il rendimento offensivo fu lo stesso.
Tante altre volte, però, la Roma è stata bella. Come quella, anche vincente, del secondo Liedholm, all’inizio degli anni ’80, che con la sua ragnatela e la marcatura a zona influenzò il calcio italiano. Eriksson aggiunse verticalità, sfiorando lo scudetto nel 1985-86 dopo la rimonta sulla Juventus, trascinato dai gol del capocannoniere Pruzzo.
A proposito di centravanti, la seconda Roma di Spalletti, nel 2016-17, portò Dzeko a esultare 39 volte in un’annata tra campionato e coppe. Anche la prima versione del tecnico di Certaldo a Trigoria portò un calcio affascinante, con Totti scarpa d’oro grazie ai 26 gol in serie A. Il 10, all’inizio della sua carriera, fu protagonista anche di un’altra Roma votata all’attacco, quella di Zeman nel biennio 1997-1999. Ora, a far sognare i romanisti ci sono Malen e Gasperini, sperando che oltre alla bellezza rimanga intatta la concretezza.
FONTE: Il Corriere della Sera











