Settanta punti in trentasette giornate (miglior risultato degli ultimi sette anni) e quarto posto in classifica ad una gara dal traguardo finale. Basterebbe solo questo per riassumere la prima stagione di Gasperini a Roma, ma dopo ieri è doveroso andare oltre l’aspetto tecnico. Al triplice fischio si è sciolto anche lui, sorrisi, saltelli e foto sotto la Curva Sud come un testaccino. Chi l’avrebbe mai detto un anno fa? Probabilmente nessuno, anche perché la sua avventura era iniziata con uno striscione duro nei suoi confronti e undici mesi dopo il mondo si è ribaltato.
«Sono piemontese, scuola Juventus, cittadino onorario di Bergamo, con l’Atalanta rivale in questi anni, ero il candidato meno adatto per entrare in sintonia, ma sono qui per fare calcio e la gente ha apprezzato questo. Qui si viene per fare i risultati, ma la cosa più importante è stata aver conquistato la credibilità della gente e per me questo è più grande di uno scudetto», ha detto ieri sfinito e quasi senza voce dopo la festa.
Al termine della conferenza stampa anche qualche timido applauso ma è stato il primo a predicare calma anche perché l’obiettivo è a un passo e buttare tutto all’aria adesso sarebbe un peccato. Era rimasto solamente Gasp a crederci qualche settimana fai, alla fine aveva ragione lui: «Ho giocato tanti campionati e anche le altre volte che sono andato in Champions non ci sono mai andato cinque domeniche prima, me la sono sempre giocata fino all’ultimo. Quando arrivi in questo periodo del campionato diventa un altro tipo di torneo. Ci siamo dati tanto a vicenda, è stato un bel connubio. Ho sempre ringraziato tanto i giocatori per la disponibilità, ma dal ritiro non ho avuto dubbi. Manca un passo. Ma ho la felicità e la soddisfazione che dipende da noi».
La proprietà non gli aveva chiesto la Champions al primo anno, lo sperava sicuramente ma ad aver voluto alzare l’asticella ci ha pensato il tecnico che anche dopo il disastroso mese di marzo non ha mai perso le speranze: «Abbiamo attraversato pochissimi momenti difficili, veramente rari. Contro la Juventus abbiamo preso due gol nel finale e quella gara ci ha dato la consapevolezza di avere delle qualità, di fare dei gol, di saper realizzare. Cosa che nel girone d’andata facevamo fatica a fare». Ma il quarto posto è solamente il primo passo per costruire qualcosa di grande nel futuro: «Mi sono dato tre anni di tempo per vincere qualcosa di importante. Perché in queste piazze non puoi stare dieci anni senza avere risultati. Andare in Champions era difficile, perché dovevamo eliminare qualche big, più il Como, l’Atalanta, il Bologna e la Lazio».
Sono arrivati anche i complimenti di Ryan Friedkin che ha viaggiato con la squadra da Trigoria e prima della partita è sceso negli spogliatoi per caricare i giocatori oltre che per complimentarsi per la stagione. Ha chiesto l’ultimo sforzo che potrebbe significare Champions League per la prima volta da quando papà Dan ha deciso di acquistare il club. Oggi un giorno di riposo, domani pomeriggio la Roma inizierà a preparare la prossima partita con l’unico obiettivo di non trasformare la trasferta nella ‘fatal Verona’. (…).
FONTE: Il Messaggero – D. Aloisi











