A un mese, oggi, dall’esordio in campionato all’Olimpico contro la Fiorentina, Gian Piero Gasperini si guarda intorno e, magari lontano da occhi indiscreti, non può fare a meno di mettersi le mani tra i capelli. La Roma non ha ancora acquistato un giocatore e rispetto alla partita di Verona, quella che in maggio l’ha promossa in Champions League, ha perso sette elementi della rosa. El Shaarawy, Pellegrini, Celik, Venturino, Zaragoza, Ferguson e Tsimikas non ci sono piĂą e nessuno di questi è stato rimpiazzato. Gasp, al momento, ha gli uomini contati e fatalmente una squadra meno forte di quella che ha chiuso la passata stagione sul podio del campionato. Tutto si aspettava, il tecnico di Grugliasco, tranne che trovarsi in questa situazione a un mese dal via. Lui sperava di poter cominciare il lavoro a Trigoria con almeno un paio di nuovi giocatori, invece sta per chiudere la prima fase della preparazione con i soliti noti. Parecchi dei quali lui aveva inserito nella lista dei (possibili) partenti.
C’è tempo per sistemare la faccenda? Si, c’è ma, a proposito di tempo, se ne è giĂ perso abbastanza. Delittuoso non invertire la rotta; altamente pericoloso far finta che finora non sia successo niente. Le migliaia di tifosi che hanno rinnovato l’abbonamento a scatola chiusa meritano una Roma all’altezza dei loro sogni. O no? La nuova Roma, in pratica, non esiste: esiste (resiste?) ancora quella vecchia con tutti i difetti palesati nella scorsa stagione. Inutile star qui a rivangare i mancati acquisti di Greenwood e/o Summerville: colpe e colpevoli devono interessare poco, ormai; le chiacchiere e i giudizi stanno a zero, come gli acquisti. La Roma, dopo settimane e settimane di mercato, non ha ancora comprato uno straccio di giocatore: questa è la (amara) realtĂ al di lĂ di tutto e tutti. Beffe e scippi o presunti tali compresi.
La cronaca legata ai tentativi andati a vuoto per prendere questo o quello, ci racconta che, se non altro, i Friedkin sembrano disposti a mollare una “portafojata” storica pur di accontentare le richieste dell’allenatore. Magari contrapponendo a un acquisto super una cessione eccellente (Gasp, sotto questo aspetto, è giĂ rassegnato…). Per molti aspetti, pur con un nuovo Ds sembra di rivivere la storia degli anni passati, segno che il problema non era il direttore sportivo ma il modus operandi dei proprietari. Primi firmatari, nel bene e nel male, di quanto attiene dentro e fuori il campo alla vita della Roma.
FONTE: Il Corriere dello Sport











