La più bella mezz’ora della stagione, quella iniziale della Roma. Probabilmente la migliore del campionato tutto da metà agosto a oggi. Perché fino al trentesimo il lavoro e la strategia di Gasperini e l’applicazione dei suoi non hanno permesso al Como, la squadra più piacevole e ammirata, di fare qualcosa di calcisticamente apprezzabile.
Non avevo ancora visto i ragazzi di Fabregas costretti alla palla indietro e a rallentare il gioco: non riuscivano a ripartire, perdevano quasi tutti i contrasti, subivano l’aggressione, gli anticipi, i raddoppi e le geometrie della Roma che oltretutto ha avuto un paio di chiarissime occasioni da gol con Dybala (da quella posizione non sbaglia mai) e Pellegrini (palo).
L’energia di Koné, il senso tattico e l’esperienza di De Roon, i cambi di gioco di Wesley, Molina e Dybala, l’esuberanza di N’Dicka, Hermoso e Mancini: è stato bello vedere in azione quella versione della Roma.
Il Como si è riconosciuto dopo l’espulsione di Malen, della quale si occupa in modo più approfondito il nostro Pinna (che ha sottolineato anche l’assenza di un giallo a Wesley); dopo l’uscita dell’olandese, dicevo, abbiamo assistito a un altro film. A una non-partita perché la Roma è vissuta soltanto nella sua area, mentre il Como ha affittato il pallone, ma senza trovare il modo di farle male. Paz ha pagato la sosta e i viaggi intercontinentali, Baturina è entrato troppo tardi, Douvikas è stato sostanzialmente disarmato e alla fine ha prevalso la voglia dei romanisti di portare a casa il punto.
Dalla mezz’ora iniziale a quella finale, dunque, e in mezzo una sorta di terra di nessuno: la Roma, che nella prima parte aveva dipinto, ha dovuto abbandonare colori e pennelli per ridursi a morsa e martello, un lavoro da fabbri insomma: palloni calciati lontano dall’area e nessuna ricerca della manovra. Ha però confermato una solidità incoraggiante e una notevole capacità di mostrarsi squadra.
PS. Gasperini ha finalmente ritrovato Lorenzo Pellegrini, una soluzione di qualità in più sia a metà sia davanti. L’ha messo largo a sinistra, non è la posizione naturale per il capitano: mi è sembrato un primo messaggio a John “Robert Redford” Galantic da trasferire in fretta ai Friedkin. Bisogna stare sempre un paio di livelli di malizia più avanti.
FONTE: Il Corriere dello Sport – I. Zazzaroni











